Mentre Enrico Bertin, pendolino sinistro classe 2007, si aggiunge ai 29 convocati per la preseason, all’AlbinoLeffe c’è il gradito ritorno di Marco Zaffaroni. Dov’eravamo rimasti? Alla semifinale playoff persa con l’Alessandria cinque primavere fa. “Un Giorgione oggi? Solo conoscendo i giocatori dall’interno si possono fare valutazioni del genere. L’obiettivo è creare, al di là di uno, due o tre giocatori, un contesto, uno spogliatoio e un ambiente con la sintonia giusta dove ciascuno possa mettere a disposizione le proprie potenzialità. Al mio addio nel 2021 lo stadio era in costruzione, la sorpresa positiva è aver trovato un campus d’eccellenza al completo. All’epoca crescemmo continuamente fino ai playoff trovando continuità di risultati. Mi piacerebbe ricreare un percorso simile”.
Premessa ideale, per chi dopo il relativo successo a Verona a ruota del Cosenza ha conosciuto felicità effimera nelle 28 partite allenate alla Feralpisalò e nelle 4 al Sudtirol, rimanendo alla finestra dal dicembre di due anni or sono: “Torno con grande entusiasmo, già a maggio ero in contatto col direttore sportivo. Ogni annata è diversa, ma conosco bene questa società e i suoi princìpi. La responsabilità è tanta, perché è un ruolo delicato e si tratta di sfruttare il potenziale messo a disposizione, ma è grande anche la voglia di lavorare e iniziare. Le rose in C di anno in anno cambiano radicalmente: è dura stabilire quali siano le avversarie più competitive”, aggiunge l’ex difensore classe 1969.
“Qui c’è un lavoro da rifinire, perché tanti giocatori erano sotto contratto e sono rimasti. Manca un mese e mezzo alla fine del mercato: prima regola, vietato avere fretta anche se si individuano gli obiettivi. La chiave è mixare l’esperienza coi ragazzi più giovani e in ultima analisi coi 2009 – spiega il mister -. Il contesto per gli Under cambia totalmente, perché le responsabilità crescono anche per loro: la loro integrazione deve trovare i tempi giusti, senza fretta e senza tregua, con grande costanza, pazienza e disponibilità sui due fronti. Il tutto subito non esiste. La frustrazione di alcuni momenti va tollerata e superata”.
Niente limiti, nemmeno alle ambizioni: “Il percorso dell’AlbinoLeffe è sempre molto chiaro e coerente. Innanzitutto, la valorizzazione del lavoro del settore giovanile riuscendo a inserire man mano in prima squadra calciatori fatti in casa. In mezzo a ciò, fare punti e classifica: il campionato è sempre più equilibrato e complicato. C’è da lavorare tanto – rimarca Zaffaroni -. La strada è il 3-5-2 perché bisogna comunque proseguire da una base di giocatori adatta come caratteristiche a quella filosofia. In questi anni è stato fatto un buonissimo lavoro e il filo conduttore deve rimanere quello: una cosa che funziona non ha senso cambiarla. Ritorno arricchito di tante esperienze in un mestiere attraversato da dinamiche diverse anche quando si resta nello stesso posto. L’asticella da alzare è un rischio che si può correre in questa categoria, ma qui c’è un’idea chiara su quello che si deve fare: le ambizioni ci sono, bisogna fare il massimo da tirare fuori tutto dalla squadra definitiva. Soprattutto inizialmente, visti i cambiamenti, è difficile conoscere il valore reale di un gruppo squadra. Per farsi un’idea degli obiettivi raggiungibili serve un po’ di tempo”.
Niente nomi alla voce leadership, democrazia polifonica anche se si tratta di indicare i protagonisti: “Giocatori con grande potenziale ce ne sono tanti. L’obiettivo è creare l’alchimia giusta perché ogni ragazzo riesca a esprimersi al meglio. Nel 2019-2021 avevo 5-6 giocatori che oggi stanno giocando tra serie A e B. L’AlbinoLeffe valorizza molto le rose a disposizione”.
Il direttore sportivo Antonio Obbedio, ovviamente, ha messo i paletti alla materia di competenza, la costruzione della rosa. “Siamo all’ottanta per cento nella costruzione della rosa. La priorità è fare qualcosa in attacco, valuteremo con l’allenatore quale tipo di punta o di punte servano. Anche a centrocampo perdiamo qualcosa, Parlati ha fatto una scelta giusto tre giorni fa.
Ringrazio il gruppo con cui abbiamo condiviso due-tre anni: i singoli hanno fatto bene. Il mister ci conosce, ci ha visti spesso la scorsa stagione, anche se allenare i giocatori è diverso da vederli dall’esterno”, la premessa del dirigente referato al mercato, alle soglie della quarta stagione bluceleste.
Dopo Giacomo Sali, un’estate dopo ecco Simone Sassi, dalla Varesina con furore, senza puzza sotto il naso quando si tratta di scendere sotto il pelo d’acqua della serie C per pescare nell’acquario dei talenti: “In 16 anni da direttore sportivo ho sempre guardato alla serie D, avendo iniziato a Teramo a fare il dirigente proprio in quella categoria che è piena di giovani bravi. L’ultimo prima di Sali è stato Mattia Bortolussi, scoperto nel Sansepolcro e portato alla Lucchese. Un po’ come andare a caccia di tartufi: difficili da trovare, ma quando lo fai sono buoni. Tolta la C2, il livello della serie interregionale è salito. L’anno scorso è stato tolto l’obbligo di 4 giovani, ora sono 3, quindi la competitività del livello s’è alzata. Idem per Tommaso Nobile, il portiere ora al Renate, preso anche lui quando ero alla Lucchese, direttamente dal Matelica in D. Non dimentichiamoci degli inizi di Fabio Grosso, campione del mondo nel 2006, nell’Eccellenza abruzzese”.
Il solco da continuare a tracciare ha il sapore della sfida: “Stamattina abbiamo tesserato il quinto di sinistra Enrico Bertin, 2007 svincolato da Piacenza. I giovani sono sempre nella nostra mission sociale. La Primavera 1 è un livello molto diverso dalla 2, ma la sinergia con l’ammiraglia del settore giovanile da noi c’è sempre stata – commenta Obbedio -. Ricordo i due 2009 Thomas Simonelli e Matteo Trapletti utilizzati nella seconda metà della scorsa stagione. Puntiamo di base su giocatori bergamaschi per dare al nostro progetto il senso del territorio. Vincere i playoff contro società di serie A e B, spesso con ragazzi già sotto contratto da professionisti, è stato qualcosa di incredibile. Il materiale c’è e bisogna dedicarci tempo, pazienza e risorse economiche com’è nella filosofia del nostro presidente Gianfranco Andreoletti. Doumbia e Zoma, come nel passato Valoti, Belotti, Regonesi, Biava, Raimondi e tanti che dimentico, gli hanno dato ragione: cresciuti, valorizzati e venduti”.
U.C. AlbinoLeffe comunica di aver acquisito le prestazioni sportive del calciatore Enrico Bertin, terzino/esterno classe 2007, che si legherà al club seriano con un contratto sino al 30 giugno 2028.
Nativo di Abano Terme (PD), Bertin è cresciuto calcisticamente nel vivaio del Padova – sino all’Under 19 – debuttando poi tra i grandi con il Piacenza nella scorsa stagione. Con i biancorossi in Serie D (Girone D) ha collezionato 28 presenze, 1 gol e 1 assist.
“Ho notato fin da subito le strutture all’avanguardia dell’AlbinoLeffe e sono molto felice di iniziare il mio percorso da professionista in una società seria, organizzata e con obiettivi ben chiari come questa – le prime parole in bluceleste di Enrico Bertin -. Spero di dare il mio contributo per aiutare la squadra a raggiungere traguardi importanti”.
Ad Enrico, un sentito benvenuto da parte di tutta la famiglia AlbinoLeffe e un grande in bocca al lupo per il suo futuro a Zanica.
Esseffe
Foto U.C. AlbinoLeffe/Tommaso Berardi









