C’è quel tirate fuori i c****** in una salva di fischi da commentare: “Capisco la delusione del pubblico, ma ci ha aiutato per 95 minuti in maniera feroce. Se fischiano alla fine, non dobbiamo far caso alla delusione che è anche la nostra, ma ringraziarli. In un momento con tante magagne e problematiche, al rientro da una trasferta intensa con l’Ajax, il Frosinone si presentava difficoltoso anche alla vigilia”. Maurizio Sarri in sala conferenze prova l’autodifesa dal tribunale del popolo dell’Atalanta dopo il deludente 4-4 con la neopromossa: “Era una partita piena di difficoltà per tante motivazioni diverse, il Frosinone che attacca in otto pur lasciandoti vedere grandi spazi sta mettendo tutti in difficoltà. La sfida s’è aperta, anzi è esplosa tra azioni su ambo i fronti. Il gol regalato subito poteva essere una mazzata, ma la squadra ha reagito e sul 4-3 avremmo potuto chiudere se avessi gestito meglio non poche ripartenze. Non ce l’abbiamo fatta a tirare alla fine, dai cambi si sperava qualcosa in più. Visto il momento, mi accontenterei”, l’apologia del tecnico nerazzurro.
Stavolta un mea culpa c’è, eccome. Sui cambi. Samardzic, quello non uscito sull’autore del pari definitivo Terzic, per uno dei due migliori a pelo d’erba: “Rowe mi sembrava stanco, anche Krstovic ci ha chiesto il cambio e lì, a 13 minuti dal novantesumo, abbiamo cambiato anche De Ketelaere per avere un centrocampo in più. Doveva servire a difendere meglio, ma per come sono andate le cose la scelta non è stata giusta”. Ancora, la difesa erga omnes di una squadra virtualmente priva di fase difensiva: “La squadra sinceramente non la vedo male. Abbiamo tante problematiche che stiamo pagando. In questa battaglia non s’è arresa e ha continuato a combattere. Pasalic non è entrato male, gli altri sono giocatori che potrebbero darci di più. Elmas in vita mia l’ho visto in tutti i ruoli, è dinamico, disponibile e intelligente. Può darci tanto”.
Eh, mister, ma dietro? “Col primo gol ho pensato al colpo da ko, ma caratterialmente abbiamo reagito bene. Poteva finire 6-4 o 5-5, vanno valutati i gol presi. I primi due sono stati regali evidenti, errori banali ma madornali. Negli altri due c’è anche la bravura degli avversari. Non diamo la sensazione della solidità”. Nemmeno l’infermeria dà tregua: “Bellanova? Difficile la diagnosi anche domattina. Scalvini ha avuto una buona visita di controllo e fa qualcosa sul campo, Sulemana deve recuperare la condizione fisica perché è fermo da agosto e ha test peggiori rispetto a luglio. A breve possono fare spezzoni, Kessie ha un controllo domani”.
“Ci si risolleva solo rimanendo compatti e cercare di fare di più, perché il campo sta dicendo che quanto facciamo non basta. Bisogna essere responsabili e intelligenti. Bisogna essere squadra”. L’ipse dixit è di Davide Zappacosta, autore del servizio vincente per il primo dei due vantaggi del match: “Capisco la delusione dei tifosi. Non si tratta d’impegno, ma di tutto, anche di carattere e personalità in alcuni momenti. La quadra il carattere l’ha avuto, ma abbiamo concesso il pallino del gioco al Frosinone dopo il secondo vantaggio”, l’ammissione. “Nel primo tempo abbiamo ripreso la partita. Nella ripresa, tra calo fisico e fiducia nel prendere la palla e giocarla di più, era inevitabile che gli avversari, specie se di qualità, arrivassero pericolosamente a ridosso della nostra aerea di rigore – l’analisi dell’esterno sorano, attenzione, non ciociaro -. Capiamo quello che chiede il mister, credo che un’identità ce l’abbiamo. Avremmo potuto gestire meglio la palla abbassando un pochino i ritmi. Invece ci siamo fatti troppo condizionare dal modo di giocare del Frosinone, con tanti duelli. L’abbiamo messa sulla strada più impervia. Il Frosinone ha tecnica e rapidità in campo aperto nell’uno contro uno. Serviva e serve essere più intelligenti, difendendo più da squadra: un’altra via contro giocatori di questo tipo non c’è. La ricetta? Avanti a lavorare a testa bassa e compattezza”. Effe