Tutte le verità della e sull’Atalanta, stavolta, ora e per sempre, sono di Marten de Roon a fior di labbra. “Siamo una squadra piccola ma una grande famiglia, con la società e il presidente sempre presenti al campo. Come fui accolto io da Gianpaolo Bellini, che oggi ho voluto in campo ed è la vera bandiera avendo giocato qui tutta la vita, cerco di accogliere e integrare i Bernasconi, gli Ahanor e gli Scalvini, anche se Giorgio ormai fa il titolare da anni. Mi sono sentito legato fin da quella prima volta, il 16 agosto 2015, segnando in Coppa Italia al Cittadella”.
Il dopopartita a pelo d’erba con l’Hellas Verona è tutto per il capitano. “Una giornata piena di emozioni fin dal primo minuto con la coreografia della Curva Sud. Un traguardo bello e importante”. E vuoi mettere la Nord? ‘Figlio acquisito della nostra città / bandiera e simbolo di atalantinità /
436 volte grazie Marten!’, mentre la Sud prima dell’incontro ha esposto un suo disegno in mezzo alle scritte ‘Prima uomini’ e ‘Poi campioni’. “Nella ‘lettera’ su Instagram ho detto che il viaggio non è ancora finito. Mi sento ancora bene: l’età sta arrivando, ma sono in gran forma e giocherò finché potrò essere protagonista”.
De Roon, dalla stagione 2015-2016 a dal 2017 a oggi, ha totalizzato anche 23 gol e 31 assist, da primatista atalantino in serie A con 332 partite e in Champions League con 43, ma ha voluto rendere omaggio al precedente recordman, sceso in campo con lui sotto i tifosi. “Con Gianpaolo Bellini ci siamo sentiti ieri, è un signore, molto umile e timido, il mio primo capitano, è lui la bandiera dell’Atalanta perché ha giocato qui tutta la vita – spiega il capitano nerazzurro, definito dallo speaker dello stadio di Bergamo simbolo di ‘grinta, leadership e senso di appartenenza’ -. L’Atalanta è una grande famiglia. Quello che lui, Migliaccio e Cigarini fecero con me, ovvero farmi sentire subito a casa, io cerco di farlo con Bernasconi, Ahanor e Scalvini, anche se Giorgio gioca da anni in prima squadra. Mi rende orgoglioso che la gente mi venga a dire che sono un esempio per i figli. Ringrazio la mia famiglia per essere sempre stata al mio fianco, come i tifosi. Sono contento che Bergamo mi abbia sempre apprezzato come uomo”.
E ancora: “La giornata e la serata più significativa è stata la vittoria di Liverpool nel quarto di Europa League, a parte Dublino dove rimpiango ancora di non aver potuto giocare. Ma è stato un percorso straordinario. L’Atalanta l’ho vista sempre con una famiglia, dove i ragazzini che arrivano si sentono subito accolti. C’erano, con me, Bellini, Cristian Raimondi, Migliaccio e Cigarini, che mi dettava le posizioni in campo invitandomi a far correre di più la palla. Ora penso a Bernasconi, Ahanor e Scalvini”.
Il match winner Davide Zappacosta, a DAZN, s’è detto soddisfatto per la squadra e per sé, sottolineando a penna rossa il traguardo su cui tutti sperano all’ombra della Maresana: “Noi cerchiamo sempre di esserci per la qualificazione alla Champions League. Come in questa partita, non facile dopo un periodo in cui abbiamo affrontato ottavi e quarti più la semifinale d’andata di Coppa Italia, stiamo dando il massimo anche stavolta per arrivare più in alto possibile. Lo spirito è continuare a farlo fino all’ultima partita”.
Il tecnico Raffaele Palladino, nel commentare la prova coi gialloblù ultimi in serie A e la prospettive stagionali, è netto, quasi tranchant: “Sappiamo di voler entrare in Europa e di voler andare avanti in Coppa Italia, ma anche che la zona Champions League è lontana. In quasi quattro mesi abbiamo fatto una grande rimonta in classifica, da tredicesimi alle soglie delle posizioni che contano, dove come s’è visto c’è qualcuno che perde punti. Per questo ringrazio anche il personale di Zingonia che lavora dietro le quinte, oltre ai ragazzi per la prova difficile superata anche prima della sosta”.
“Era una partita che temevo, perché so che soffriamo le squadre che ci aspettano e ci prendono in transizione ripartendo veloci. Non a caso all’andata avevamo perso – spiega l’allenatore nerazzurro -. Il primo tempo è stato approcciato bene con le giuste mentalità, intensità e qualità. potevamo raddoppiare se fossimo stati più puliti negli ultimi metri. Nel secondo tempo qualche occasione l’abbiamo avuta, ma abbiamo tenuto in bilico il risultato rischiando qualcosina quando l’inerzia è passata dalla parte degli ospiti. Il calo fisico ci stava, ora c’è la pausa. Vanno recuperate le energie fisiche e mentali, perché gli ultimi due mesi sono decisivi: abbiamo fatto una grande scalata in campionato da continuare, abbiamo la semifinale di ritorno di Coppa Italia, ci sono otto finali tra cui gli scontri diretti con Juventus, Roma e Bologna”.
“Incrociamo le dita sperando non succeda nulla ai convocati in Nazionale. Era giusto far scendere in campo chi ha avuto meno minutaggio per infortuni in questo periodo, Ederson e De Ketelaere, che ne hanno ancora bisogno. Ede ne aveva ancora, Raspadori va in azzurro e speriamo che torni ancora meglio. Per De Roon è stato emozionannte l’abbraccio di squadra e tifosi, ha fatto la storia di questa società ed è l’allenatore in campo. Ha dato tanto a squadra e società, i tifosi hanno dato tanto a lui. Un cerchio perfetto”, continua Palladino.
“Non ci dobbiamo porre limiti né obiettivi. Abbiamo otto finali e la semifinale di Coppa Italia. Davanti qualcuno perde dei punti, sappiamo che la Champions è lontana: dobbiamo spingere ancora tanto, se arriviamo bene agli ultimi due mesi con la mentalità giusta possiamo ambire a qualcosa d’importante – chiude il mugnanese -. Qualcosa in più di quanto stiamo facendo oggi, onestamente, sarebbe stato chiedere quasi l’impossibile. Di base voglio vincerle tutte, ma so che non può essere così. In campionato siamo lì, abbiamo riaperto tutto. C’è grande entusiasmo, il rammarico è aver perso dei punti in casa del Sassuolo. L’obiettivo è cercare di entrare in Europa. Sono felice di non aver preso gol, ultimamente ne avevamo preso qualcuno di troppo. Avevo timore della partita prima della sosta, vemivamo dalla trasferta in Champions con energie fisiche e mentali spese. Noi potevamo temere una squadra che ci aspetta e riparte in transizione”.
Ancora, sulla semifinale palyoff di giovedì 26 marzo proprio a Bergamo con l’Irlanda del Nord: “Dobbiamo essere più positivi verso noi stessi, nelle difficoltà ci si stringe forte e bisogna trasmettere energia positiva. Alla Nazionale si dà sostegno, se si vuole andare tutti quanti ai Mondiali, compresi quelli che tifano da casa. Credo che i bergamaschi la sosterranno con grande affetto e grande grinta. Io lo farò dallo stadio”.
“Potevamo evitare i rischi e qualche brivido, soprattutto nel finale di gara. Le partite in serie A non sono mai facili: prova ne sia che il Verona, anche se è ultimo in classifica, non è andato lontano dal pareggiare dopo aver cercato di segnarci in tutti i modo. Forse abbiamo pagato la stanchezza di mercoledì a Monaco di Baviera, ma sono settimane e settimane che avevamo una partita di Champions o Coppa Italia a metà settimana” (Giorgio Scalvini a DAZN).
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