C’è Raffaele Palladino che si rammarica del barrage per la coppa dalle grandi orecchie perso con la Juventus, evidentemente percepito come fine della rimonta, e Giorgio Scalvini che se lo vorrebbe tenere stretto pur sapendo che non è lo spogliatoio a decidere l’allenatore del nuovo corso. Ditelo a Ivan Juric, ma tant’è: a Firenze l’1-1 non dà indicazioni per il futuro dell’Atalanta, se non che Ederson ha le valigie quasi fatte direzione Manchester (United, 48 milioni più 5 di bonus) e il dopgara suona come l’ennesima rivendicazione di aver centrato l’obiettivo minimo.
“Ho dato tutto ciò che potevo dare. Non ho rimpianti: ora ci siederemo con la società e metteremo le idee sul tavolo. Il lavoro rimane. Sceglieremo per il bene dell’Atalanta“, l’ultima versione del refrain del tecnico nerazzurro, settimo e abbastanza contento. “La parola che uso per definire questa annata è orgoglio. Poteva prendere una brutta piega, invece siamo stati competitivi su tre fronti e abbiamo risvegliato il dna dell’Atalanta ritrovando l’Europa – rimarca l’uomo sulla panchina che scotta -. La rimonta di Champions col Borussia Dortmund è stata il mio punto più alto, una goduria unica. Devo ringraziare i Percassi che mi hanno concesso di allenare una squadra forte nella massima competizione continentale. Il massimo del rammarico è per la semifinale di ritorno di Coppa Italia: avrei preferito perderla nella gara, dal dischetto con la Lazio ne abbiamo sbagliati quattro…”.
Certo, il bicchiere è mezzo pieno, ma fino all’orlo proprio no, siamo lontanucci: “Potevamo arrivare più in alto. La sconfitta con la Juventus ha infranto i nostri sogni di Champions League – prosegue il mugnanese -. A me questa città e questa squadra hanno dato tutto quello di cui avevo bisogno: il sostegno e l’apprezzamento, dalla società, dai giocatori e dai tifosi”. Dalla pancia del “Franchi”, ecco la parola d’ordine sui titoli di coda del 2025-2026: “Dall’11 novembre, il giorno del mio arrivo, abbiamo riacceso tutti insieme lo spirito dell’Atalanta. La stagione poteva essere più complicata, dato l’inizio. Dobbiamo essere tutti orgogliosi. Sarebbe stato paradossale perdere l’ultima partita di campionato dopo un primo tempo finito sotto su mezzo tiro in porta. Poi nel secondo i ragazzi, da grandi uomini che sono, hanno chiuso almeno con un punto un percorso, una cavalcata e una rimonta importanti”.
Ancora, l’ammissione su un pezzo da novanta che se ne va: “La panchina fissa di Ederson era concordata. Può succedere che sia in partenza imminente, ci ha dato tanto e la partita non aveva obiettivi. Era giusto provare chi ha giocato meno”, conferma Palladino. E i viola, coi tifosi per una sola stagione che l’hanno beccato? “La mia frase sui 65 punti alla Fiorentina è stata strumentalizzata, volevo sottolineare il lavoro di tutti, che ho riabbracciato uno a uno. Mica ho mai detto che sia il massimo raggiungibile. Sono andato via per le visioni completamente differenti con la vecchia dirigenza. Mi piace pensare che un domani io possa ritornare a riprendere il discorso”.
Tra DAZN e la sala conferenze del vecchio stadio gigliato, ecco i desiderata scalviniani, una specie di lettera a Babbo Natale fuori periodo. “Devo ringraziare lo staff medico e lo staff fisico per avermi rimesso in piedi, sono molto grato a tutti. Ciò mi ha portato a essere più forte anche con la testa. Quanto a mister Palladino, spero ci sia ancora, anche se sono questioni che riguardano la società e non noi giocatori. Sicuramente ha avuto un grande impatto sullo spogliatoio e sul gruppo, perché l’annata non era iniziata bene. Dobbiamo solo dirgli grazie”.
UNo spottone, dal braccetto di Palazzolo sull’Oglio, che rinato a nuova vita ha ricacciato Odilon Kossounou, ora di nuovo ai box, nei ranghi: “Non nego di aver pensato che era stato proprio con la Fiorentina l’infortunio al crociato sinistro (2 giugno 2024, ndr) che mi ha tenuto fuori per tanto tempo, ma stasera ho pensato solo a chiudere il cerchio. Il punto fatto tra Juve e Roma ci ha tagliato le gambe per le posizioni più alte: il rimpianto è legato a quello, eravamo in corsa per la Champions e invece pur giocando bene è andata così”.
Infine, il messaggio di Scalvini al pubblico. Niente mugugni, ragazzi, siamo una cosa sola e vogliamo la grandeur quanto voi. “Ai tifosi atalantini dico che la squadra è unita, un gruppo forte focalizzato sulla ripartenza forte nella nuova stagione per colmare quello che quest’anno non è andato bene. Siamo uomini che per carattere danno tutto e non si tirano indietro. La Nazionale? Spero in una convocazione con Baldini e una ripartenza positiva dopo la grande delusione. Lo è, personalmente, molto più grande della mancata qualificazione in Champions League, perché mancare i Mondiali riguarda la nazione intera”. Esseffe