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Voci da Miskolc – Sarri: “Qualificazione sottovalutata”. Carnesecchi: “Belli o brutti non c’interessa”

Voci da Miskolc – Sarri: “Qualificazione sottovalutata”. Carnesecchi: “Belli o brutti non c’interessa”

L’ipse dixit da consegnare alla generazione coeva e alla posterità, dal DVTK Stadion di Miskolc, lo recapita direttamente alla storia Marco Carnesecchi, la saracinesca umana di Rimini, l’uomo che vola meglio sull’erba che sulla sabbia o nel mare: “Belli o brutti in questo momento non c’interessa, ci giochiamo una coppa europea”. Il ritorno vittorioso del playoff contro l’Hapoel Tel Aviv di UEFA Conference League ha scatenato la vena dichiarazionistica dell’Atalanta, un’esondazione sopra le teste delle solite banalità.

Comincia Maurizio Sarri, il condottiero che vede ancora un collettivo troppo pensante: “Dobbiamo velocizzare l’impostazione, non dobbiamo perdere palla tra le linee, ma questo passaggio del turno secondo me è sottovalutato. Chiunque contro questo avversario avrebbe rischiato di andare fuori”. Il tecnico nerazzurro si regala subito la battutona: “Ora io il giovedì vado a fare le partite, a casa ci resta mia moglie a vedersi i film…”.

Potere delle dichiarazioni della vigilia, con quel “stare a guardare sul divano a metà settimana mi rompe”. “Stasera la sofferenza è stata di un quarto d’ora, la fase di impostazione comincia ad avere le idee chiare e possiamo migliorare nella velocità oltre che negli ultimi quindici-venti metri. Ma la gara s’è riequilibrata in fretta e abbiamo battuto l’avversario più forte uscito dai sorteggi”, prosegue l’uomo in panchina. “L’Hapoel ha perso una volta sola in questo inizio di stagione, in campo ha una forza superiore alla nostra. Non siamo rimasti sorpresi dalle difficoltà che ci ha proposto – l’analisi e la riflessione -. Non m’è piaciuto aver perso quattro palloni in maniera banale nel primo quarto d’ora. La pressione alta manca d’intensità per essere efficace, ma non è mancato l’aspetto caratteriale che ora come ora ha la meglio su tutto il resto”.

“L’avversario ha valori tecnici abbastanza elavati, un alto grado di organizzazione, vigore fisico”, l’ovvio e il già detto nuovamente ribaditi come da costume sarriano. E i singoli? Tra i legni, vedi quello preso da Buskila all’ottantaduesimo, e la linea di fuoco, i giudizi non mancano: Carnesecchi dopo una partita di ordinaria amministrazione ha fatto un mezzo miracolo verso l’ottantacinquesimo. Un giocatore fondamentale per noi, un fenomeno. Quando in panchina ti giri e hai qualcuno di qualità, è facile passare per bravo a fare le sostituzioni. I segnali di miglioramento di Scamacca erano evidenti anche nell’ora contro il Sassuolo, quando del resto era stato decisivo Krstovic dopo essergli subentrato”.

Voci dallo spogliatoio: Scamacca, Carnesecchi e Bellanova
Tra Sky Sport e zona mista condivisa, prima del portiere salva-uno a zero e del terzino sprint che ha ritrovato il posto dopo l’esordio in campionato, c’è il match winner Gianluca Scamacca: “A me i colpi brutti di solito non riescono, solo quelli belli. Oggi però m’è venuto brutto… Un gol importante, conta solo quello”, scherza. “È stata una partita difficile contro una squadra tosta, che ha ritmo. Siamo andati in Europa ed è l’unica cosa che importa. La Conference League l’ho vinta al West Ham (nel 2023, senza giocare neanche finale con la Fiorentina per lesione al menisco destro, NdR), è una competizione molto combattuta ed è un trofeo che è giusto puntare a vincere. Noi ci tentiamo”.

Il numero uno, invece, pardon il 29? Pronti, via: “Portare alto il nome di Bergamo nelle coppe europee è la cosa più importante. Siamo in rodaggio: belli o brutti, andiamo nella League Phase. In questo momento la bellezza ci interessa zero”, la premessa di Marco Carnesecchi, o forse la frase è in medias res, chi se ne importa. “Gli avversari erano molto aggressivi, nel primo tempo ci hanno tolto il fraseggio ma le nostre qualità sono uscite alla distanza. Io ci ho messo una pezza e ho esultato, c’era tensione come giusto che fosse. Kossounou e Scalvini hanno bisogno di una voce e di una mano anche loro, perché sono giovani e non sono dei grandi comunicatori in campo. I portieri devono essere pessimisti e richiamare l’attenzione di chi hanno davanti: stimolare la loro concentrazione mi viene spontaneo, io coi compagni ci parlo volentieri, è il mio dovere”. L’excipit è anch’esso un carico da novanta, non per l’originalità, bensì per quel carattere come base per una metamorfosi tattica completa come va predicando il mister: “L’aspetto fondamentale in questa fase iniziale della stagione è cercare la migliore dimensione di noi stessi, senza sgonfiarci alle prime difficoltà. Non ci siamo disuniti e alla fine abbiamo saputo superare l’ostacolo”.

Per Raoul Bellanova, ceduta la zolla domenica scorsa a Bergamo col Sassuolo a Davide Zappacosta, il ritorno da titolare dopo la prima di campionato da spettatore non pagante è stato da sudore e lacrmine. “Abbiamo fatto davvero tanta fatica, ma del resto siamo alla terza partita in una settimana e fisicamente non è facile reggere. Ci siamo tolti un peso, l’importante era solo vincere. L’Europa rimane la cosa più importante per l’Atalanta e per Bergamo”, il commento del quarto di destra di Parabiago. “Per me questa è una grande squadra di grandi uomini che si aiutano tra loro. Abbiamo saputo soffrire tutti insieme, è uno dei nostri punti di forza – la chiosa -. L’Hapoel comunque ci ha messo in difficoltà perché ha qualità palla al piede, come s’era visto già all’andata. Con la difesa a quattro mi trovo a mio agio, anche se ovviamente devo badare tanto a difendere. Da quinto si hanno le spalle coperte, da quarto ha di più la palla e trovi più spazio partendo da dietro. Il 4-3-3 ci sta mettendo tutti alla prova. Quanto a me, voglio lasciarmi alle spalle l’annata difficile tra un infortunio e l’altro. Ora voglio giocare quanto posso in un ruolo in cui c’è tuttora un grandissimo giocatore”. Esseffe