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Vista da Mayer – Una sconfitta che fa male

Vista da Mayer – Una sconfitta che fa male

Una sconfitta che fa male. L’Atalanta ha dovuto rincorrere il Cagliari per quasi un’ora di gioco. C’è riuscita con Scamacca, dopo il gol di Mendy, sempre lui, poi è caduta di nuovo causa un calcio di rigore trasformato dall’ex Maldini, vistoso fallo di braccio di Kolasinac, e nonostante generosi ed incessanti tentativi, ha fallito l’aggancio definitivo. La vittoria di un bel Cagliari è meritata ma punisce, fin troppo, la Dea, protagonista di una prova che non è da buttare. Ma il secondo stop consecutivo fa piangere il popolo nerazzurro. I numeri del match, per l’occasione, non raccontano la bella prestazione della squadra, diretta e organizzata perfettamente da Pisacane. Un allenatore di qualità. E’ vero, l’Atalanta ha totalizzato ventidue tiri: quattro in porta, dieci fuori e otto bloccati da portiere e difensori sardi. In verità, oltre al gol, solo altre tre conclusioni hanno creato pericoli a Caprile. Un po’ poco anche se il possesso del gioco ha sfiorato il 63%. Alla fine Maurizio Sarri ha dichiarato: “Sono molto meno preoccupato delle volte precedenti, sono dispiaciuto ma ho visto un po’ di luce in fondo al tunnel”. E probabilmente prende spunto dal gioco espresso dai suoi giocatori nel primo tempo ed allora bisogna dare atto alla prova di Kessie che si è subito insediato nel ruolo di uomo squadra, sveltendo il gioco, cercando triangolazioni soprattutto con Samardzic e tentando anche l’affondo come quel pallonetto, nel finale, bloccato da Caprile, che poteva avere una conclusione più efficace. Ha invece pasticciato Ederson, alquanto opaco. E per guadagnarsi altri tre punti non è bastata l’ottima partita di Bellanova, che divide con Kessie l’alloro di migliore in campo, efficace e veloce nel proporsi in avanti, lesto in difesa con un paio di diagonali salvifiche e sempre pronto a vincere duelli anche quando il Cagliari, nella fase finale della partita, si è messo a cinque in difesa. E gli altri? Carnesecchi decisivo su Romano, Maldini e Obert, Scalvini e Kossounou in chiara difficoltà nell’occasione del vantaggio cagliaritano, uno beffato dalla velocità di Adopo, l’altro in ritardo su Mendy, a sinistra male ma molto male Kolasinac, oltre al rigore procurato col braccio alzato, un vagabondo nelle lande desolate nell’azione dell’1-0. Samardzic, a centrocampo, nell’azzeccato ruolo di regista offensivo, spunti di qualità nel primo tempo e un dribbling, su assist di De Ketelaere, che ubriaca tre difensori ma poi di fronte a Caprile spedisce a lato. In attacco De Ketelaere, appunto, costruisce l’azione del gol del pareggio, un assist principesco per Samardzic e nient’altro. Scamacca, a sua volta, quando affronta il Cagliari ritrova la passione per il gol ed suo il tiro che si conclude in rete, un altro che impegna Caprile, un colpo di testa finito fuori. L’esordio di Rowe non è decisivo, qualche spunto che potrebbe diventare micidiale, ma sono solo intenzioni e tanta voglia di strafare. Stavolta i cambi non hanno prodotto granché: Krstovic sempre attorniato da tre difensori, Raspadori senza un brillio quando erano quattro gli attaccanti atalantini, Bernasconi senza errori, solo dieci minuti per Pasalic entrato al posto di Kessie. Il Cagliari, soprattutto con la guida di Pisacane che non disdegna di modificare moduli di gioco a seconda della partita come sabato sera, ne ha cambiati tre, continua ad abbindolare la Dea con un gioco dove spunta, spesso e volentieri, il contropiede, bene gli ex Adopo e Maldini e non mancano le certezze in mezzo al campo con l’inglese Winks e l’astro nascente Romano. Per l’Atalanta, verranno tempi migliori. Almeno, si spera.
Giacomo Mayer