Una deriva preoccupante, un’altra prestazione da dimenticare. E’ da un po’ che l’Atalanta non ha più il tocco magico, adesso l’ha perso forse in modo definitivo, sancito dallo zero a zero col Genoa. Primo tempo sbiadito e mediocre, secondo tempo leggermente meglio, anche una traversa, ma sempre senza idee, e il risultato è rimasto tale e quale da quando l’arbitro Pezzuto ha fischiato il calcio d’avvio. E attenzione perché anche il settimo posto rischia di non essere più una certezza. L’Atalanta non vince una partita dal 22 marzo, 1-0 piuttosto risicato al Verona e poi si è ripetuta col Lecce, avversarie di bassa classifica e conferma, ma forse era già evidente, la sua difficoltà nel trovare le soluzioni di gioco. Per la verità il Genoa è venuto a difendersi ma con ordine e senza costruire barricate con manovre essenziali, accettando duelli e vincendone un buon numero. E, stavolta, anche Palladino ci h messo del suo con alcune mosse improvvide, come il doppio centravanti e la conferma di alcuni atalantini non brillanti. Insomma troppe situazioni negative e ormai si ha l’impressione che la squadra sia rimasta al 4-1 inflitto al Borussia Dortmund. Da quella notte in poi, ovviamente senza annoverare il doppio confronto col Bayern, un lento ma inesorabile declino con poche eccezioni. Altro che rincorsa all’Europa. Dopo la sconcertante prova di Cagliari l’Atalanta era attesa ad un riscatto, ad un partita di forza e magari con qualche gol decisivo. Col doppio centravanti, oltre a De Ketelaere, ci si aspettava una partita più efficace nell’area avversaria. Invece Scamacca è sembrato indolente, tant’ è vero che dopo un quarto d’ora Palladino ha mandato Raspadori a riscaldarsi, e Krstovic volonteroso, come sempre, ma pasticcione e costretto ad un doppio impegno. Anche perché i due si sono pestati i piedi a vicenda, e più volte. Un’Atalanta asfittica e senza idee anche se non è mai mancata la spinta propulsiva di Ederson con De Roon, pressato prima da Frendrup e poi da Amorim, classe 2005, in affanno. Nel primo tempo solo un tentativo di De Ketelaere, anch’egli in serata bislacca, parato facilmente da Bijlow. E anche i due esterni poco incisivi, sia Zappacosta sia Zalewski che, nel secondo tempo, con maggior spazio propulsivo ha spedito in mezzo palle innocue e senza criterio. E per fortuna che il Genoa si è reso pericoloso solo due volte con Vitinha, la prima volta parata facile di Carnesecchi, la seconda salvataggio di Djimsiti. E non è un caso che i difensori, Djimsiti appunto, Scalvini e Ahanor, che comunque ha fallito un’occasione d’oro, siano oltre la sufficienza. Palladino, nel secondo tempo, ha provato l’inserimento di Raspadori. Più deciso e intraprendente verso la porta di Bijlow ma ha sulla coscienza un gol fallito su respinta del portiere genoano dopo una gran botta di Ederson. Certo, ha anche colpito una traversa. Troppo poco anche se è stato spedito in campo come trequartista. Palladino, comunque, è stato chiaro: “Quando vede gente che si risparmia o non fa quello che serve, mi fa arrabbiare. Nessuno si deve sentire titolare, sono tutti in discussione”. E prima della partita aveva dichiarato: “Siamo tutti sotto esame, io in primis”. Messaggio chiaro per tutto il mondo Atalanta.
Giacomo Mayer
Vista da Mayer – La Dea non ha più il tocco magico: una deriva preoccupante