Skip to content

Vista da Mayer – Europea, solida economicamente, con uno stadio di proprietà e un tifo strepitoso. Alla faccia di chi parla male della Dea

Vista da Mayer – Europea, solida economicamente, con uno stadio di proprietà e un tifo strepitoso. Alla faccia di chi parla male della Dea

Lo giuro. Non lo faccio quasi mai ma martedì notte, dopo Atalanta-Bayern 1-6, mi sono permesso un po’ di zapping tra Sky, Rai, Mediaset, Sportitalia e tv locali. Ebbene, quasi all’unanimità tutti gli opinionisti, spesso presunti tali, hanno commentato: “Che ci fa l’Atalanta in una competizione d’élite come la Champions? Che figuraccia”. Sentenza inappellabile. Lo stesso plotone d’esecuzione la notte del 26 febbraio aveva, più o meno, applaudito: “Meno male che c’è l’Atalanta” al 4-1 col Borussia Dortmund. Dopo le figuracce dell’Inter, eliminato dal Bodo, della Juventus messa ko dal Galatasaray e del Napoli, campione d’Italia non pervenuto nemmeno a disputare i playoff. Senza entrare nell’ormai obsoleto dibattito sulla crisi del calcio italiano. Di sicuro alla guida della Figc e della Lega di Serie A Ci vorrebbe uno come Mao Zedong. Dunque, quando il sorteggio ci aveva regalato il Bayern, il pronostico non ammetteva possibilità di andare oltre e tutti quanti, noi di Bergamo, scongiuravamo su improbabili disavventure del gioco del calcio. Siamo stati, comunque, contenti perché il club bavarese completava le figurine del nostro almanacco d’Europa. Eppure girando in questi anni tra gli stadi d’Europa e anche d’Italia sentivo l’opinione di parecchi “inviati speciali” dei vari giornali e giornalini asserire che l’Atalanta era la solo squadra che giocava a livelli europei, prima nell’era Gasperini ma anche adesso con Palladino. Come a dire che commenti e sentenze sono frutto del momento e non di una disamina coerente.
E’ bene ricordare che l’Atalanta gioca le due più importanti competizioni continentali per club dal settembre 2017 ad oggi, con una sola pausa nel 2022/23.  Aggiungiamo che il club nerazzurro ha una solidità economica accertata e non effimera o camuffata come la stragrande maggioranza delle società di serie A, uno stadio di proprietà nato dalla lungimiranza di vedute di Antonio Percassi e dell’amministrazione comunale (Giunta Gori), da scelte azzeccate, e quelle sbagliate subito corrette (da Juric a Palladino) e da un popolo nerazzurro meraviglioso, appassionato e fedele anche nei momenti bui (serie C e retrocessioni varie) che ormai è come il “Muro Giallo” di Dortmud, oppure “You’ll Never Walk Alone” di Liverpool o il San Mames di Bilbao.
L’uno a sei è deprimente ma certifica il divario di valori calcistici, già esistente da tempo tra il nostro modo di giocare e quello del resto del mondo, almeno tra i cinque campionati più importanti d’Europa, Bodo Glimt permettendo. E nelle valutazioni complessive della partita la Dea è scesa in campo senza Scalvini, Ederson, Raspadori, De Ketelaere ed in panchina annoverava due “under 23” che giocano in C. A sua volta Il Bayern non ha avuto problemi senza Neuer,  Kim, che nel Napoli era un titolare mentre adesso è sempre in panchina, Goretzka, nazionale tedesco anch’egli ormai in panchina, Keane, re dei bomber, Musiala, Davies e la “new entry” Karl. L’Atalanta, settima in campionato, lotta per mantenere quella posizione, il Bayern in Bundesliga si allena per dominare in Champions. Bisogna guardare al futuro: Coppa Italia e continuare il cammino in campionato a cominciare di un’altra trasferta off limits sabato pomeriggio a San Siro con l’Inter che ha battuto la Dea nove volte di fila. C’è sempre una prima volta.

Giacomo Mayer