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Un solo sogno per il 2021, riabbracciare il popolo del calcio, la mia famiglia, la mia gente

Un solo sogno per il 2021, riabbracciare il popolo del calcio, la mia famiglia, la mia gente

Così, nell’anno che sta per iniziare, voglio riprendere a sognare in tecnicolor. Testa, tacco, rovesciata, dribbling e tackle il martedì e il giovedì dalle 20.30 alle 22 a Orio al Serio, il nostro Camp Nou, con la stessa foga di chi sta giocando la finale di Champions League. Voglio una domenica senza pretese, a pranzo da mia mamma e poi a San Siro con Ernesto e con mio babbo a cantare Forza Milan. E un’altra al Gewiss Stadium coi miei figli, due tiepidi, ma tenaci atalantini, magari con la Dea che batte la stupenda Inter di Conte sei a zero e i golassi li fa tutti Ilicic in rovesciata, che è l’idolo assoluto della nostra famiglia. Sogno di tornare a raccontare della Cisanese, del Casazza, della Fiorente e di tutte le altre squadra bergamasche, che sono un sacco e vanno dalla A di Azzano alla Z di Zingonia Verdellino. Rivoglio le mie facce, quella di mister Luzzana, che è buono come il pane tranne quando sta in panchina, quella del Guaro, che tra un lancio perfetto e una bordata da fuori area porta il Gorle in Promozione coronando il sogno di una vita, quella di Lochis, il pres che piano piano porterà il Valcalepio in Serie A (per battere la Juve a Torino). Voglio stare in tribuna col Bercy, che sa vita, morte e miracoli di ogni trequartista passato nella nostra regione e sa dirmi chi dei giovani davvero vale. Voglio annottarmi ogni azione della Calcinatese per dare il primo dieci in pagella a Bellina, che ha un cuore grande grande e due piedi da giocoliere. E voglio vedere dal vivo il trecentesimo gol di bomber Sora. Voglio la mia domenica, tornare in redazione dopo le partite e iniziare a tirare una serie di parolacce infinite perché il dirigente con cui eravamo d’accordo ha visto perdere i suoi ragazzi nove a uno nel bresciano ed è in crisi nera e ha staccato il cellulare. Voglio il mio lunedì, in giro coi giornali, tra una telefonata per ringraziarmi del meraviglioso articolo che ha fatto il Fabry e una di un incazzatissimo genitore per un immeritato cinque e mezzo in pagella al suo ragazzo. Rivoglio il calcio, che è la mia vita, in campo coi miei soci, in tribuna coi miei amici, in ufficio coi miei colleghi e con i nostri meravigliosi collaboratori. In questi mesi ho sentito fortissimo che il pallone è la mia famiglia, con i presidenti che li sento più o meno come dei papà, gli allenatori e i dirigenti uguali uguali a fratelli, i calciatori, per via che ho passato da un bel pezzo la quarantina, sono quasi come figli. E dio se mi mancano e dio se mi sono mancati. Quindi vorrei che il 2021 me li facesse riabbracciare tutti, anche a cena, che la gran parte fa pure un sacco ridere, ma soprattutto nel nostro posto, il famoso rettangolo di gioco, il nostro paradiso.

Matteo Bonfanti