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Un giorno tra i campi, nella meravigliosa gente del nostro calcio (e mi hanno regalato la maglia di Pulisic…)

Un giorno tra i campi, nella meravigliosa gente del nostro calcio (e mi hanno regalato la maglia di Pulisic…)
Mi alzo malaticcio duro, un po’ perché a Bergamo non si capisce mai che tempo fa, e sbaglio spesso il travestimento, tanto perché sono parecchio allergico, probabilmente perché mia mamma, la Vale, da bimbetto non mi ha mai allattato al seno. Ho mal di testa e d’universo all’ultimo giorno prima delle tradizionali vacanze pasquali, tre giorni in cui mi abbufferò allegramente col parentado tutto, che, va detto a onor del vero, amo alla follia. Acchiappo la maghina, la Panda Gialla, che mi porta illeso nella redazione di Bergamo & Sport, il giornale di cui sono l’allegro direttore responsabile da sedici lunghi anni. Starnutisco come se piovesse, invece c’è il sole. Becco Carmelo, il nostro responsabile della pubblicità, uno che a me piace assai e facciamo due balle. Mi fumo una sigaretta, mi vede abbastanza viola in viso e mi consiglia di rimandare i miei progetti alla settimana dopo. Ma io non mollo. E mi metto di buzzo buono a fare delle consegne della nostra ultima opera, Campionissimi, l’Album degli Juniores e degli Special, opera vintage e supersonica con le foticchie di duemila ragazzi che giocano al fubal nella nostra provincia, prenotata da gran parte dei presidenti per regalarli ai loro bocia, giovani che adorano pur lamentandosi della loro terribile discontinuità calcistica (del resto a diciassette anni si scopre l’altro sesso e si è tutti abbastanza così, dico in campo lì per lì).
Vado da Maurizio Locatelli, responsabile del settore giovanile della Virtus Ciserano Bergamo, il massimo dei massimi quanto a ragazzotti, e ci mettiamo fitti a chiacchierare della psico Italia che non è andata ai Mondiali. Sul triste andante per la mancata qualificazione, iniziamo a ricordare momenti epici del nostro fubal, ossia le prodezze di entrambi, due scarsoni con pochi eguali nella nostra provincia. Ridiamo. Mi accorgo che i malanni di stagione mi stanno passando. Quindi vado a portare le sessanta copie che ha comperato il Villa Valle. Trovo Giancarlo Austoni, il vicepres, arrivato di corsa da un cantiere lì vicino giusto per farmi un salutino super simpatico e altrettanto veloce. Becco Roberto Monaci, il direttore generale, facciamo del gossip calcistico, insomma mi dà tre quattro notizie di mercato, e mi fa sentire a casa regandomi la t shirt del Villa Valle, nera gialla e rossa, strafighissima che metterò quest’estate al mare. Non trovo il pres, Piergiorgio Castelli, in tribuna, lo chiamo raccontandogli il mio precario stato di salute, mi coccola al telefono quasi fossi l’altro suo popino, il primo è Marco, super bomber del calcio lombardo, e mi dice “vai a casa, promettimi di riguardarti, stai a letto, curati, appena ti riprendi, ci vediamo per l’aperitivo”.
Mi sento fortunato. E vado dall’Egidio, che è il presidente Capitanio, massimo dirigente del Paladina, uno che per me è carissimo. Ho cannato i calcoli, non ho le copie che ci ha comperato. Gliene lascio una decina, me ne mancano quaranta. Ed è lì con Corrado, il suo dirigente che organizza quell’incredibile cinema che è il Torneo La Passione di Yara, kermesse giovanile tra le più importanti in Italia, con i ragazzi dei vivai della Serie A, di Bergamo e un po’ di più, quest’anno a Valbrembo arriverà anche il Benfica. Mi dice aspetta un attimo, che so che sei del Milan, e mi porta la maglietta di Pulisic autografata. Mi dice “è per te, fanne buon uso ragazzo rossonero…”.
Mi sento come un bambino a cui hanno regalato il pallone Tango dopo che il Super Tele si è bucato tra le inferiate della scuola. A me una maglia della mia squadra del cuore nessuno prima me l’ha regalata mai. Mi accorgo che mi sto per commuovere.
Decido che è venuto il momento dell’Ottone, il Mesti, altro top del Villa Valle. Vado a rompergli la minchia al lavoro, a Tempjob, che è un’azienda gigante e che il progetto dell’Album già raccontato di fatto se l’è inventato lui, che è un’anima meravigliosa, di quelle come le altre raccontate, convinte giustamente che il fubal sia la panacea di tutti i mali, non importa quanto si arriva in classifica, l’idea è che chi gioca non si senta mai solo, ma mai mai mai. C’è Elda, la sua manager, anche lei in gamba, ridente e sorridente. Ridiamo. Sto bene. Sento che i miei malanni mi sono quasi passati. Sono il direttore di un giornale sportivo a Bergamo, sono un ragazzo fortunato. E buona Pasqua a tutti, meravigliosa gente del calcio.
Matteo Bonfanti
Nella foto: impegnatissimo nel selfie, quindi contrito, per far vedere il più possibile la maglia di Pulisic