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Trevigliese, il braccio di ferro sul maxi bando continua: “Adesso basta, facciamo chiarezza”

Trevigliese, il braccio di ferro sul maxi bando continua: “Adesso basta, facciamo chiarezza”

Di seguito il comunicato odierno firmato Trevigliese:

Sentiamo parlare di trasparenza, parità di trattamento e dialogo da parte dell’Amministrazione. È quindi doveroso fare chiarezza, una volta per tutte. Nel 2022 la Trevigliese ha perso il bando per la gestione dello Stadio Comunale, storicamente distinto dal Centro Mazza. I dirigenti dell’epoca hanno presentato ricorso al TAR, la cui sentenza ha confermato la correttezza formale dell’ assegnazione, ma ha anche evidenziato un elemento sostanziale: quel bando non era necessario. Sarebbe stato infatti sufficiente applicare il decreto Milleproroghe per prolungare la gestione già in essere. La Trevigliese, ignara di questa possibilità, partecipando al bando ha di fatto perso tale diritto. Resta però una domanda inevitabile: il Comune non era a conoscenza di questa normativa? È possibile che i tecnici non ne fossero informati? Oppure si è volutamente scelto di escludere la Trevigliese dalla gestione dello stadio? A distanza di quattro anni, dopo aver accettato situazioni difficili e spesso penalizzanti, la Trevigliese ha dimostrato senso di responsabilità, investendo risorse proprie nello stadio, pur non essendone gestore, e mantenendo sempre un atteggiamento di dialogo e collaborazione, con la convinzione che alla scadenza naturale si sarebbe ristabilito un principio storico: Stadio Zanconti = Trevigliese.
Oggi invece si assiste alla proposta di un maxi bando, senza un reale confronto con le società coinvolte. Una scelta che appare distante da quei principi di trasparenza e dialogo tanto dichiarati. Ci si chiede allora per quale motivo non si voglia dare spazio a chi, ogni giorno, vive, sostiene e rappresenta lo sport cittadino. Le società non solo animano il territorio, ma contribuiscono economicamente alla gestione delle strutture pubbliche. Forse la risposta è più semplice di quanto si voglia far credere. Ma a questa domanda, qualcuno dovrà prima o poi rispondere.