Lo avevamo lasciato nel luglio del 2023, con la promessa che la barba, suo autentico marchio di fabbrica, sarebbe tornata. Da lì in avanti, del resto, sarebbero arrivati mesi difficili per Sergio Biondini, colonna portante del movimento in capo allo Sporting Valentino Mazzola. Un movimento esteso, variegato, capace di abbracciare in tempi recenti anche il calcio femminile e il mondo Special, e che come tale non poteva prescindere da figure appassionate, presenti tutti i giorni al campo, nel nome di un esempio che si prestava da veicolo privilegiato, per quel senso di appartenenza tanto caro, in riva all’Adda. In una piazza legata indissolubilmente al colore granata e alla figura di Valentino Mazzola, Biondini era il genero di Stefano Mazzola, fratello della mezz’ala del “Grande Torino”. E con il grande Valentino Mazzola ha condiviso l’appellativo di “Tulen”, per via di una corporatura minuta che rimandava alle “tolle”, le latte da scalciare su strade polverose e nei cortili, vale a dire i luoghi privilegiati del calcio di periferia, più avvezzo al sacrificio che ai luccichii. Perché, dopo tutto, questo interessava a Sergio Biondini: anteporre passione e divertimento al mero risultato e al mero consenso. Figura indimenticabile, per un pallone che da venerdì si è scoperto più povero, Biondini lascia un vuoto difficile da colmare. A partire dalla famiglia, coinvolta in blocco nelle vicende dello Sporting Valentino Mazzola, fino a quell’esercito di tesserati che ha visto crescere, come uomini prim’ancora che come calciatori. Monumentale la sfilza di cimeli in esposizione presso la sede societaria. Monumentale, in termini di statura umana, il contributo offerto da un uomo, un padre, un presidente, che con l’esempio concreto ha concesso un segno indelebile, anche a chi, per poche ore di conversazione, è riuscito ad avvicinarlo, cogliendone la portata del personaggio. Biondini è stato tante cose, anche il “Sivori della Martesana”, secondo la definizione appioppatagli da uno che di pallone, da quelle parti, se ne intende eccome: Cesare Albè, totem indiscusso del mondo Giana Erminio. Prima giocatore, poi allenatore, responsabile del settore giovanile e presidente, fino all’uscita di scena che chiama in causa un’eredità non comune, per passione, coinvolgimento e competenza. Dopo tutto, non era certo uno che si tirava indietro se c’era da recuperare le chiavi del furgone e spalancare le porte dell’universo granata, per un’ennesima dimostrazione di attaccamento e dedizione. Vien da sé, allora, che per l’ultimo saluto, in programma lunedì pomeriggio, il corteo funebre partirà, alle ore 14.00, dallo stadio “Valentino Mazzola”, alla volta della chiesa centrale, in via Vittorio Veneto, a Cassano d’Adda, dove si terrà il funerale. Che la terra ti sia lieve, “Tulen”! 50 anni del tuo calcio non si dimenticano.
La più sentite condoglianze alla moglie Antonietta, ai figli Alex ed Elena, da parte della redazione di Bergamo & Sport
Nikolas Semperboni
Sergio Biondini, il “Tulen” dello Sporting Valentino Mazzola: mezzo secolo di calcio vissuto da ogni prospettiva