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Sarri alla vigilia: “Zappacosta centrale si può fare. Io come Spalletti? Chiedete al diesse…”

Sarri alla vigilia: “Zappacosta centrale si può fare. Io come Spalletti? Chiedete al diesse…”

Prima, la possibile sorpresa: “Non è che l’esperienza regali centimetri in mezzo alla difesa, ma Zappacosta anche se è un esterno ha i movimenti giusti ed è un grande giocatore. Vediamo”. Obric, l’esordiente precoce a San Siro al posto dell’ultimo acciaccato Kolasinac, in panca? In coda, il veleno: “Non so se la mia posizione sia a rischio come quella di Spalletti, non m’interessa. Io penso a lavorare. E alle famose parole di Klopp, uno dei più grandi allenatori di sempre, che ha sempre definito ‘di prova’ il primo anno per un allenatore. Lui iniziò da un ottavo posto per poi vincere tutto… Se io sia a rischio o no si può domandare al direttore sportivo (Cristiano Giuntoli, NdR)“. Le vigilie di Maurizio Sarri sono sempre abbastanza pepate, pur nell’apparente tranquillità della sua voce bassa e profonda, ma il mercoledì sera pre-Lancieri per la seconda giornata della League Phase di Conference League qualche novità l’ha sbattuta sotto gli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori: “Il nome dell’avversario evoca un passato importante, una squadra che tatticamente è un’evoluzione del calcio olandese degli anni settanta, del ciclo di Cruijff. Noi un ciclo a Bergamo stiamo cercando di re-innescarlo dopo che il precedente è finito, stravolgendo le cose. Ma se in un ambiente caldo contro l’Ajax non facciamo bene, allora sono problemi”, la premessa delle premesse del tecnico dell’Atalanta dalla pancia della Johan Cruijff Arena.

Ad Amsterdam, insomma, è attesa la prova d’appello dopo la debacle in casa rossonera e l’uomo di Figline Valdarno lo sa: “Questa è una sfida molto bella da giocare, contro un avversario molto tecnico. Veniamo da tre partite in cui nelle prime due abbiamo segnato subito prenotando la vittoria, e l’ultima dal primo tempo non giocato. Difficile avere idee chiare su quanto è successo, ci manca continuità, anche tra una partita e l’altra: vedo trenta-quaranta minuti di ottima qualità, sprazzi che danno la sensazione di essere una base da cui crescere – ragiona Sarri -. Un’emergenza così numericamente importante non l’avevo mai dovuta affrontare prima in carriera, ma siamo consapevoli che giocheremo comunque in undici. Bisogna mettere in condizione di far bene chi c’è, e poi le big europee che mandano i giocatori nelle Nazionali sono più o meno nella stessa situazione infortunati. De Ketelaere è su livelli di assoluta normalità. Prima o poi, coi ritmi a cui si sta giocando, una gara di riposo capiterà anche a lui. Ha potenzialità enormi e dobbiamo riportarlo ai suoi livelli. Fa rabbia pensare che potrebbe dare molto di più”.

“Il morale non è al massimo ma neanche sotto terra. Mi aspettavo tante difficoltà, ma erano inevitabili. Anche Klopp ha sempre detto che il primo anno ce ne sono. Il ciclo atalantino era arrivato alla fine e innescarne uno nuovo non è cosa da due o tre mesi – prosegue il mister -. Ripeto, il nostro problema è la continuità all’interno della partita e tra una partita e l’altra. Alterniamo momenti buonissimi a momenti con grandi limiti. E se dicessi adesso ai miei che giovedì sera è una finale anticipata, sarei poco credibile. Prima bisogna entrare negli ottavi o almeno nei playoff, che però preferirei evitare, facendo 13-14 punti. Dobbiamo uscire bene da questo ciclo di 6 partite. Noi in Conference League vogliamo fare parecchio bene”.

Accanto al comandante in capo, un Raoul Bellanova che gli è riconoscente: “La scorsa stagione personalmente non è stata bella. Le mie prestazioni sono merito della fiducia di mister Sarri e delle sue indicazioni, dei suoi stimoli”. Da quinto a quarto, al parabiaghese ha detto bene: “All’inizio in ritiro ero anch’io spaventato per il cambio di modulo, nessuno ha la bacchetta magica per diventare la migliore squadra del campionato, giocando a memoria a quattro dietro anziché a tre. Io mi sto trovando meglio, tutti stiamo dando il cento per cento per adattarci”. Sulla posizione, visto che basso a destra sta rendendo, il classe 2000 in bilico con l’azzurro ha le sue convinzioni: “Io sto bene nel mio ruolo, il centrale lo lascio fare a Zappacosta. Anche se alla chiamata risponderei presente. Sono rientrato dalle vacenze con l’obiettivo di lavorare.  Sappiamo quanto valiamo e dove possiamo arrivare. La Conference League è una competizione lunga, può succedere di tutto. Bisogna giocare al meglio possibile portando in campo quello a cui abbiamo lavorato dopo la sconfitta di San Siro, possibilmente vincendo”.

Bellanova, infine, è persuaso del bello e del buono visto nella Scala del calcio. “Non so perché giochiamo alla grande una mezz’ora e basta. Nel calcio ci sono partite in cui ti riesce tutto o niente. Negli ultimi 35 minuti col Milan abbiamo espresso un grande calcio. Ci vuole tempo per portarli a sessanta-settanta. E ringraziamo i tifosi che ci sono sempre accanto, compresi i milletrecento di domani: la scorsa Champions col Bayern ci seguirono in trasferta applaudendoci come se avessimo vinto”. Esseffe