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Sarri alla vigilia di Conference: “Sul calcio moderno sto con le curve. A Carnesecchi non perdonerò mai nulla”

Sarri alla vigilia di Conference: “Sul calcio moderno sto con le curve. A Carnesecchi non perdonerò mai nulla”

Alla vigilia dell’esordio in Conference League l’uomo in panchina strizza l’occhio ai tifosi: “Il calcio moderno non mi piace, la penso come le curve. La preparazione alla partita, a causa del calendario fitto al rientro dalle Nazionali, è molto più sbrigativa di quanto servirebbe. Le decisioni le prenderemo domattina, l’importante è tenere in ballo quanti più giocatori possibile”. Più che la governance del pallone sul piano internazionale, Maurizio Sarri ha la sua Atalanta da mettere in guardia: “Mi aspetto la classica partita europea, quindi difficile. In Italia il livello delle squadre medio-piccole s’è elevato in maniera esponenziale e questo è successo anche in Europa. Il Pafos è abbastanza di livello, ha valori tecnici con giocatori brasiliani e portoghesi dalle ottime capacità di palleggio. La scorsa stagione ha fatto i playoff per gli ottavi di finale di Champions. Bisogna essere abbastanza umili da accettare che ci saranno difficoltà”.

Un monito condito da un paio di corollari per andare col pensiero oltre l’ostacolo cipriota: “Ai miei giocatori chiedo umiltà, non posso pensare alla differenza reti perché darei per scontato che la partita l’abbiamo già vinta. Pensiamo ai punti, non ai gol fatti. Il livello dell’avversario di turno è piuttosto elevato, ma non dev’essere una sorpresa. Non è un vantaggio né uno svantaggio”, precisa il tecnico nerazzurro. E il rientro dalla pausa, com’è andato? Il lunedì a due volti è ancora vivo due giorni dopo: “Bisogna vedere se il secondo tempo col Venezia è stato un problema fisico o di altra natura. Le efficienze nel primo tempo lunedì sono state a livello top europeo. Il baricentro, nel secondo, non era più lo stesso, non era più alto con ripartenze corte e dirette, ma basso con contropiedi anche sprecati – ragiona ancora l’allenatore di Figline Valdarno -. Lunedì c’è stato un ingresso in partita bello, violento ed entusiasta. La squadra s’è inferocita nella fase difensiva negli ultimi sei minuti in inferiorità numerica. Segnali positivi ce ne sono stati, il problema è aver tenuto la partita in campo aperto alternando occasioni nostre e loro. Come scelte dovevamo essere più bravi a capire se andare diretti o palleggiare: per questo nel finale sono tornato ai tre centrocampisti, andavamo sempre diretti spaccandoci in due”.

Ci sono due nomi forse all’opposto da citare nel capitolo intitolato “carattere”. Il fantasista e il portiere. “De Ketelaere in Nazionale s’è trovato piuttosto bene giocando accentrato e quindi ho pensato di metterlo alla prova dietro la punta. La personalità s’allena più fuori dal campo, da parte mia devo dare grande fiducia. Il problema è che non posso far giocare Carnesecchi in mezzo al campo, perché ha personalità da vendere e potenzialità per fare la differenza. Ha le spalle larghe per reggere questa responsabilità: è uno di quelli a cui non perdonerò mai niente”.

Cosa replica l’interessato? “Fare molte parate ed essere nella top 10 dei portieri atalantini di sempre mi dà stimoli e mi riempie il bagaglio personale di esperienze. La nostra storia la stiamo cambiando, servono coraggio e attributi: una scelta che rispecchia il mio carattere. Il cambiamento non ci fa paura, ci prendiamo le nostre responsabilità. Se sono determinante, sono felice”, la premessa di Marco Carnesecchi, alludendo alla rottura col decennio recente con la virata dal 3-4-2-1 alla difesa a zona a quattro. “Siamo favoriti insieme al Brighton? Avere il peso sulle spalle dei favori del pronostico è positivo, deve riempirci d’orgoglio facendoci sentire una squadra forte e di livello europeo. Non dobbiamo avere pausa di nessuno e soprattutto di noi stessi: bisogna essere spavaldi e determinati, anche a costo di sbagliare moltissimo. Dobbiamo andare forte”, rimarca il portiere riminese. Dal soprassalto muccioliniano: “Non avere il dominio del gioco aereo mi manda ai matti, anzi a San Patrignano. Anche le uscite sono un aspetto su cui sto lavorando duro, come lavora duro la squadra per prenderla sempre di testa. Sto iniziando a migliorare anche coi piedi e questa è già un’impresa…”.

San Marco da Rimini dedica al club più d’un santino: “Porci dei limiti significherebbe frenare la nostra corsa. La società sul mercato e in panchina ha fatto scelte importanti. L’Atalanta è molto diversa da quella a cui erano tutti abituati: siamo più compatti, ci abbassiamo in blocco basso nella nostra metà campo. Anche le grandi squadre hanno questa caratteristica. Quando toglieremo le catene e saremo più propensi ad andare avanti, questa cosa, il sapersi difendere bassi, potrà farci volare portandoci tanti risultati. Si aprono spazi davanti e si sorprende alle spalle la difesa avversaria. Quanto a me, non dominare il gioco aereo mi manda ai matti. Staiano lavorando sulle palle alte, coi piedi sto già migliorando ed è già una gran cosa“. Infine, sul sogno azzurro fin qui sempre e soltanto annusato da eterna riserva pluriconvocata: “La Norvegia ha Haaland, noi Donnarumma. Per l’Italia è un valore aggiunto. Non sono dispiaciuto di non giocare: il bene della Nazionale va oltre i singoli per ripartire dai suoi punti fermi. Gigio è il capitano e sono contento che lo sia”.
Simone Fornoni