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Quando segnare diventa un vizio di famiglia: Claudio Ferrario riceve il testimone da papà Carlo

Quando segnare diventa un vizio di famiglia: Claudio Ferrario riceve il testimone da papà Carlo

Quando hai sedici anni ma hai già ereditato da papà il vizio del gol, la tua carriera, seppur ancora agli inizi, fa certamente ben sperare. Nei giorni scorsi, in provincia di Pordenone, è andata in scena l’annuale Gallini Cup, torneo tra i più importanti in Italia che, nelle diverse categorie, raccoglie un centinaio di squadre professionistiche da tutta la penisola e internazionali. Qui, per la categoria Under 16, si è distinto come miglior marcatore della manifestazione il giovane Claudio Ferrario, figlio di “re Carlo”, oggi in forze alla Virtus Ciserano Bergamo e già impegnato lo scorso anno nella Serie D bergamasca con il Villa Valle. Centravanti puro e vecchio stile, in carriera ha toccato l’apice con il Modena, dove ancora lo ricordano con grande affetto per la sua capacità di lavorare spalle alla porta offrendo sponde e assist preziosi ai compagni, ma soprattutto per i tanti gol segnati.
Proprio quell’intuito nel vedere la porta e quel fiuto da rapace d’area devono essere stati trasmessi al figlio Claudio, che con cinque gol in altrettante partite disputate è stato premiato come goleador del torneo, un riconoscimento ancor più significativo se si considera che la sua Cremonese non ha compiuto un percorso particolarmente lungo nella competizione, vinta infine dal Trento in finale contro il Cjarlins Muzane. Per dare un altro esempio del livello della manifestazione, basti pensare che nel 2015, proprio nella categoria Under 16, il premio fu assegnato a Dusan Vlahovic, all’epoca nelle giovanili del Partizan Belgrado e ancora sconosciuto, ma che avrebbe fatto molto parlare di sé.
«Una grande soddisfazione – ha commentato papà – questo riconoscimento lo premia per il grande impegno che sta mettendo ogni giorno sia in campo che a scuola. Come me ha cominciato nel settore giovanile del Milan, poi lo scorso anno lo ha fortemente voluto la Cremonese, che gli ha dato tanta fiducia. La decisione di cambiare squadra è stata sua, naturalmente appoggiata dalla famiglia. Sta avendo una crescita costante, ha una buona struttura fisica ed è forte in profondità, ma soprattutto è un lottatore, a volte lo devo tenere tranquillo perché vorrebbe sempre fare gol e spesso eccede in questa voglia di strafare, che forse gli ho trasmesso proprio io. Quello che però mi colpisce è la sua mentalità, caratteristica su cui anche io ho sempre lavorato molto: nonostante sia ancora giovane e debba ancora crescere, lo vedo già ben focalizzato sui propri obiettivi e certamente questo lo aiuterà se vorrà provare a fare del calcio la sua professione, come ci auguriamo anche in famiglia».
Matteo Beltrami