L’era di Gian Piero Gasperini finisce ufficialmente, almeno sul piano dialettico, alla vigilia di Milan-Atalanta. “La squadra non me la sono scelta io, comunque il confronto col passato è uno stimolo e basta. Tanti giocatori arrivano dai successi di Gasperini e le qualità umane e tecniche ci sono. I risultati del recente passato sono un merito da condividere con la società che l’aveva messo in condizione di operare al meglio come sta facendo con me. Il mio desiderio, però, è creare una squadra ambiziosa e forte, a mia immagine e somiglianza: non l’ho potuto fare essendo arrivato a novembre, io sento il calore dell’ambiente. Deciderà la società. Finora non ho ricevuto segnali. Anzi, decideremo insieme su come fare il mercato, sulla base di chi potrà servire, chi mi ha dato di più, chi di meno, chi va valorizzato”.
Parola di Raffaele Palladino, che rimontando dal massimo stagionale possibile del settimo posto dà lo start a una nuova epoca almirantiana, ovvero il passato non si rinnega né si restaura: “Io qui sto benissimo, dal mio arrivo ho trovato grande calore da tutto l’ambiente. Sono arrivato cinque mesi fa e orgoglioso di aver fatto risalire la squadra dal tredicesimo al settimo posto. In Coppa Italia siamo usciti in semifinale ai rigori. In Champions un gran bel percorso s’è interrotto col Bayern, dopo notti magiche come col Borussia Dortmund. Difendere il settimo posto significa aver fatto un’ottima stagione. C’era voglia d’Europa, un desiderio espresso subito fin dal mio arrivo. Anche se dipende dalla Coppa Italia e dalla Lazio”.
Il tecnico nerazzurro, tavoli di confronto per prolungare il rapporto oltre il 2027 o no, sembra certo della fiducia del club. “Un mese fa la società, anche privatamente, ha speso belle parole per me e ne sono orgoglioso. Io devo lavorare sul campo finendo bene la stagione in queste ultime tre partite. Il mio desiderio è quello di costruire la prossima stagione una squadra forte e ambiziosa a mia immagine e somiglianza. Mi piacerebbe farlo. I tifosi vorrebbero avere un nuovo ciclo. Deciderà la società”.
Il Milan e il futuro, i gol che mancano e la doppia punta: tutto Palladino
“Mi aspetto una partita bella contro una squadra forte che vuole fare punti. Dobbiamo mettere in campo qualità e voglia di dimostrare che questo mese, pur senza risultati a fronte delle prestazioni, ci tendiamo a portare a casa punti importanti per difendere la settima posizione.
Conosco bene Allegri, dobbiamo mettere in difficoltà il Milan giocandoci a viso aperto.
Nelle ultime tre partite va dato il massimo, anche se la qualificazione in Conference League dipende anche dall’esito della finale di Coppa Italia. Ci teniamo a fare una competizione europea. Sono cinque mesi che faccio valutazioni. La squadra non è stata costruita da me. Tutto dipenderà se faremo le coppe o no. Sceglierò i giocatori sulla base di chi mi ha dato di più, di meno, quali giovani abbiamo valorizzato perché l’abbiamo fatto.Dell’Under 23 Obric, Levak e Vavassori più Manzoni si allenano spesso con noi. Conta la meritocrazia. Per la prossima stagione andranno fatte valutazioni anche sulla seconda squadra.
Chi fa i Mondiali sa di doverci arrivare nelle migliori condizioni possibili. Se non ci si allena duramente, non ci si arriva bene. E’ un cane che si morde la coda.
E’ offensivo pensare che un giocatore non abbia stimoli. Facciamo un lavoro bellissimo e siamo pagati per questo. In allenamento danno tutti tutto. Abbiamo lavorato sull’attacco alla porte e sull’ultimo passaggio, spero che ne avremo benefici già domani.L’ultimo mese ha un po’ sporcato l’ottimo lavoro dei precedenti cinque. L’ultimo è stato la somma di determinate cose: le prestazioni ci sono state, ma c’è stato dispendio di energie fisiche e mentali. Fisicamente stiamo bene, abbiamo ritmo. Ma per me è generale questo calo in serie A.
Con domattina abbiamo due allenamenti per decidere sulla doppia punta. A me piace, Scamacca e Krstovic hanno fatto più gol di tutti. O questo o il doppio trequartista.
Preferisco giocare ogni tre giorni, lo condivido con Gasperini. Veder giocare le altre da casa non è bello, e poi più si gioca più si migliora. Scrivo spesso a Kompany, che mi ha fatto riflettere sui momenti in cui le squadre riescono a dare il meglio: ha ammesso che i suoi attaccanti contro di noi erano in stato di grazia mentre oggi fanno più fatica.Meritiamo un finale diverso. Cinque mesi sono stati fatti benissimo. Dobbiamo sare segnali anche ai tifosi che meritano e ci sostengono.
Negli anni passati i meriti di Gasperini vanno condivisi con la società, è stata una sintonia giusta per portare una squadra media a squadra ambiziosa e positiva. Il confronto stimola a dare di più e a migliorare la squadra. Vedo valori importanti e un gruppo in crescita, vedo l’ossatura come ottima base per ripartire in un futuro importante.
Il dna dell’Atalanta è un po’ venuto a mancare in certe partite, in cui non siamo stati noi, vedi Sassuolo, Cagliari, Genoa con cui siamo stati sotto ritmo. Ma con Juve, Roma e Lazio in casa la squadra ha dimostrato di essere l’Atalanta che vorrei sempre.Ho tanti anni di esperienza in questo ambiente e riesco a concentrarmi su quello che devo fare. Dobbiamo remare tutti dalla stessa parte: l’obiettivo è dare il massimo, io vivo per l’Atalanta. Il primo giorno avevo detto che avrei voluto portare la squadra in Europa: per il settimo posto siamo ancora in lotta.
Nell’ultimo mese e mezzo siamo mancati davanti, nella stoccata finale e gol dalla trequarti di campo. I 28 gol di Retegui e i 15 di Lookman persi da qualche parte bisogna trovarli.
La mente non riesco a comandarla, io raccomando concentrazione su ciò che va fatto, altrimenti non si riesce a essere produttivi. Raspadori è forte, l’infortunio subito l’ha rallentato, sta migliorando nella condizione e nelle prestazioni. Ha il gol nelle gamba e voglia di dimostrare il suo valore.
Il Milan difende a 3-5-2- ma a volte imposta a 4, sono imprevedibili e mobili. Bisogna capire i cambi d’uomo, quando difendere bassi e quando andare a prenderli alti. Dobbiamo essere squadra matura. Mi aspetto un Milan di grande temperamento, col Sassuolo la partita è stata sporcata dall’uomo in meno”.