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Pagelle a San Siro – Ederson torna e riaccende la luce, Krstovic molto meglio di Scamacca

Pagelle a San Siro – Ederson torna e riaccende la luce, Krstovic molto meglio di Scamacca

Le valutazioni individuali, di fronte a una reazione di rabbia, orgoglio e anche tecnica, dovrebbero lasciare il tempo che trovano. Ma nel pari e patta dell’Atalanta in casa dell’Inter capolista, benché impantani al settimo posto a ruota del solo punto nelle ultime due partite tra Sassuolo e Udinese, chi è entrato spesso ha fatto la differenza. Bene il ritorno di Ederson e De Ketelaere: il primo migliore in campo.

Carnesecchi 5,5: la media tra la papera per andare sotto e la prodezza abituale per evitare il secondo gol contro.

Scalvini 6,5: su Esposito poteva accorciare, però apre le transizioni che altri non sfruttano, lotta, sale a sostegno. Nella ripresa rischia tutto su Frattesi.
Djimsiti 7: la diga dietro il blocco basso, senza macchia né paura. Anche quando si sposta sul lato.
Kolasinac 5,5: carica sospetta da Dumfries, ma il check del Var dà e toglie. Dà l’idea, in ogni caso, di essere sulle ginocchia (20’ st Hien 7: Thuram, se la vede, lo fa solo per caso).

Zappacosta 7: classe 1992 e sul lato dà la paga a generazioni di pendolini. Figurarsi se l’azione del pari non parte dai suoi piedi. Magari fatica ad andare sempre su e giù, ma è il miglior laterale puro in Italia, il più bravo, il più continuo.
De Roon 5,5: il frame della sua partita è l’autostrada aperta a Sucic. Non ne è scaturito alcunché? Non c’entra: il fatto è che da capitano arranca nel presidiare il territorio (31’ st De Ketelaere 6,5: prolunga con la magia la traiettoria per Sulemana nella manovrina da 1-1. Bentornato, stare senza per otto partite forse ha compromesso la rincorsa in campionato demolendo fisicamente i sostituti).
Pasalic 6: doveva e poteva spezzare la trama, quando la capolista ha provato a mettere subito la freccia. Perde pure palla sulla chance di Thuram al rientro dal tunnel, ma poi getta il cuore oltre l’ostacolo, avanzando per poi arretrare tra un lotto di cambi e l’altro.
Bernasconi 7: l’uno contro uno con Dumfries non può premiarlo sempre e difatti non lo fa quasi mai, eppure la stava segnando

Samardzic 5,5: non convince quasi mai da titolare. L’immagine della sua ennesima prova negativa da intoccabile è il contropiede a due con Zappacosta nella prima metà: lo apre di tacco e lo chiude con un cross destro privo di qualunque significato (7’ st Ederson 7,5: domina il reparto e la partita senza troppi fronzoli. Questo nonostante Bisseck all’inizio gli abbia dato il benvenuto facendogli assaggiare l’erba in uno dei tanti spintoni che l’arbitro Manganiello non ha mai pensato lontanamente di fischiare).
Zalewski 5,5: stracco morto, come diceva al Perozzi il sor Antonio, il fornaio cornificato. Allora perché non fargli assaggiare un po’ di panca? Non lega i reparti e non è che Zielinski con lui a marcarlo sia granché limitato neo movimenti (19’ st K. Sulemana 7: furbata totale, era fallo perché sbilancia Dumfries – il contatto di gambe, se c’è, è involontario e non provocato da lui – con quella manina. Però non sta a lui fischiarseli da solo. La voglia e l’apporto al punto sono da applausi).

Scamacca 5,5: ci prova due volte allo start, poi tende a scomparire un po’. Perché? (6’ st Krstovic 7,5: di questi tempi non succede che cicchi due mancini di fila. Uno se lo mangia, più che masticarlo. Con l’altro fa fuori il piatto di portata, ma a bocce ferme dice che è un peccato non aver potuto sbranare anche il secondo. Mentalità e presenza ai massimi livelli).

All. Palladino 7: stavolta, senza rinunciare al tema tattico, si limita, eufemismo, ad alzare il baricentro coi cambi e a tavolino. Dice di non rimpiangere nemmeno il 4-2-4 col Bayern nonostante l’imbarcata. Del resto gli mancavano tre big e domenica aggiunge Raspadori. Forse con l’organico al completo non ci sarebbe bisogno di essere coraggiosi.
Esseffe