“Chi parla male pensa male e vive male, bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti…“ diceva Michele Apicella, personaggio in un film di Nanni Moretti. Concetto che viene ripetuto nell’auditorium San Lino, in occasione dell’incontro OLTRE LA DISABILITA’ promosso dal Comune di Lurano. Ispiratore della serata è Roberto Serramazza che assieme ad Alessandro Zucchet illustrano il convegno.
Dicevamo che le parole sono importanti, come quelle usate da Claudio Tombolini, presidente A.D.B. Bergamo, due olimpiadi di basket, scudetti vinti, che nel suo intervento dice “io stasera al telegiornale ho sentito per l’ennesima volta parlare di una persona diversamente abile… al telegiornale! C’è una dispensa alta così, scritta da due giornalisti e da una persona con disabilità data all’ordine dei giornalisti per comunicare la disabilità ma non la studia nessuno…” (esiste un decreto legislativo del 2004 che sostituisce i termini da utilizzare n.d.r.).
La serata è incentrata sulle persone che hanno incontrato, eufemismo, contro la loro volontà la disabilità. Proprio Roberto Serramazza, promotore di incontri e divulgazione sulla disabilità, ci racconta “da anni svolgo questa funzione perché voglio portare voce a chi voce non ce l’ha, la serata ha un filo conduttore unico: disabilità e fragilità. Ho scritto anche un libro sulla disabilità “Una luce nel buio” dove ho raccontato non solo la mia storia ma la storia vera di altre quattro persone che vivono quotidianamente la disabilità”. Partono gli interventi e viene raccontata dai protagonisti la vicenda di Alessia. “Mi presento: io sono Manuela, lui è mio marito Roberto, genitori di Alessia; il 13 Febbraio del 2025 è cambiata la nostra vita quando è stata diagnosticata alla nostra seconda bambina un medulloblastoma classico (tumore del sistema nervoso centrale n.d.r.). Una bambina che ha sempre fatto attività sportiva, appassionata di calcio, tennis, una vita come tutte. La storia è andata avanti, di diagnosi in diagnosi, la nostra bambina era sempre più grave con metastasi diffuse al quarto stadio e con una mutazione genetica. Alessia è stata una grande guerriera, una maestra di vita, una bambina di soli 9 anni ma in realtà dico 9 volte questa esistenza perché a volte non è l’età cronologica che identifica una persona ma è quello che la persona ha dentro”.
Con Matteo Tiraboschi, tenore e pianista dalle notevoli abilità artistiche che durante la serata ci allieterà con canzoni interpretate magnificamente, da pelle d’oca come “L’AVE MARIA” di Schubert e “Con te partirò” di Andrea Bocelli, affrontiamo un altro lato della disabilità: essere una persona con disabilità visiva. “Ringrazio Roberto che mi ha invitato, pensa spesso a me per queste serate sulla disabilità. La cosa bella di questa serata è che c’è arte in tutte le sue sfaccettature, non pietismo né compassione ma voglia di dire che le persone con diverse abilità possono fare e dare molto, basta che lo vogliano. Stasera siamo degli esempi e lo dico con la massima umiltà, cercando di dare magari qualche emozione un po’ a tutti quanti, almeno io parlo per me, ma penso sarà così anche per gli altri”. Su quanto sia difficile sfondare il muro della diffidenza ci risponde “c’è ancora tanto da fare perché purtroppo la gente è ancora convinta che le persone disabili debbano stare a casa, muoversi poco. Quando viaggio incontro molta gente distratta, ti vengono addosso; tu gli dici “ma non mi hai visto?” loro rispondono “no”. Rispondo “anch’io non ti ho visto e si offendono anche …”. È la cultura che deve cambiare, in questo Matteo porta altri episodi “è come chi sta parcheggiando e lo fanno ancora nei parcheggi riservati alle persone disabili o chi mette i monopattini in giro in mezzo alla strada… Ci siamo anche noi, la gente deve capire questo che esistiamo e che abbiamo il diritto di vivere anche noi”. Sappiamo che è tifoso di calcio “sono tifoso di due squadre: l’Atalanta e la Juve, con massimo rispetto per l’Atalanta e guai a chi ne parla male, eh”.
Entrando nel mondo sportivo le parole di Denis Bonetti, presidente S.B.S. Bergamo ci indicano come la pratica sportiva dia futuro “io compio gli anni, 18 anni di carrozzina. Con l’associazione interveniamo dopo che è intervenuto la psicologa, il fisioterapista, il medico, vogliamo dare la possibilità ai ragazzi che si trovano sulla sedia a rotelle da un giorno all’altro di praticare sport, come sistema per aiutare ad avere un reintegro sociale più veloce, lo sport è autostima, è forza. Quello che facciamo noi da 23 anni è tennis in carrozzina, è basket in carrozzina, è lo sci; non solo in maniera amatoriale ma anche competitiva. Tant’è che sono contento di annunciare che due delle nostre ragazze sono state convocate dalla nazionale italiana di tennis per andare a giocare le qualifiche per i mondiali”. A fianco di Denis c’è Simone che racconta la sua vicenda “sono caduto in moto tornando a casa dal lavoro una sera e la mia vita, in un minuto, è cambiata di colpo. Non ho perso conoscenza, quindi ho capito subito che il mio corpo da sotto il petto si era spento. Di colpo ho pensato alle persone dalla mia famiglia e mi sono detto: ho rovinato la vita a tutti. Ho 31 anni ho la fortuna che col mio lavoro sono riuscito ad andare avanti. Non è vero che siamo dei pesi morti. Si può andare avanti con la propria vita, ovviamente bisogna reinventarsi. Per quanto riguarda la mia esperienza è stato molto importante psicologicamente aver conosciuto loro che al di là dello sport, ora gioco a tennis, ti possono consigliare come si può andare avanti avendo già l’esperienza. Per me è stata una cosa importantissima e difatti io sono molto grato a lui soprattutto perché è stata la prima persona che mi ha aperto un mondo e un grazie anche a tutti gli altri ragazzi”. Roberto aggiunge “lo sport in questa disabilità centra, sì! Di noi alla fine ci dicono che siamo poveretti o eroi ma noi non siamo né poveretti né eroi, siamo persone come tutti gli altri e vogliamo che ogni limite diventi risorsa. Da un po’ di tempo da quando la nuova ministra Locatelli ha cambiato un po’ le situazioni sulla disabilità siamo diventati più persone. Dall’esigenza di rompere queste barriere che alla fine sono ciò che impedisce al disabile di diventare persona”.
Lavorando con le parole è spontaneo ragionare sul linguaggio. Termini obsoleti come handicappato o disabile definivano il problema prima della persona. Roberto spesso si trova a passare da un ufficio all’altro piuttosto che la pratica passi da un ufficio all’altro, Claudio ricorda che “nel 2026 stiamo qui a parlare di Matteo che non è un non vedente, io non sono un non camminante, siamo persone con disabilità; stiamo attenti a quello che diciamo, facciamo attenzione perché sennò il cambiamento non lo facciamo”. La diversità non esaurisce una persona, è una condizione. Serata arricchita anche con il contributo del fisioterapista Cristian Valchir, della psicologa Mina Mendola, dal reverendo Chiodi, dal musicale Benez, dalla ballerina Olga Fuoco e dal musicista rapper Alessio Di Staso. E come ricordato in conclusione da Alessandro Zucchet, moderatore sopraffino, “non mi faccio mancare nulla perché guardo oltre … “.
Carlo Colombo
OLTRE LA DISABILITA’, IL LIMITE QUANDO DIVENTA RISORSA. LA BELLA SERATA ANDATA IN SCENA A LURANO

