Giocava a pallone come lo facciamo tutti noi ed era pure molto bravo, aveva vent’anni come li ha sempre chi è nel calcio, sia che ne abbia appena compiuti dieci e stia giocando nella categoria pulcini o che ne porti sulle spalle sessanta come Zio Ferdinand, stella delle nostre serate al campo di Orio. Seid Visin si è tolto la vita dopo aver sofferto per via del razzismo, che il nostro movimento combatte da almeno due decenni, perché a un presidente, a un ds, a un mister, a un’ala, a un portiere o a un trequartista non fotte una beata mazza del colore della pelle. Gli interessa l’impegno in campo. Fuori, invece, è diverso, fuori, invece, ci sono i pregiudizi di chi ha l’odio come ragione di vita. E allora noi, che questa brutta malattia non ce l’abbiamo addosso, diamo un segnale e intitoliamo il torneo degli esordienti ad Azzano a Seid, che avremmo invitato volentieri a cantare We’re the fubal, coccolandolo a più non posso con l’allegria della nostra gente, che un colore non ce l’ha. Ha tutti quelli dell’arcobaleno.
Matteo Bonfanti
No al razzismo, malattia che non ha il calcio bergamasco, ma che fuori ancora c’è. E allora intitoliamo a Seid il nostro torneo esordienti ad Azzano