La palma del migliore va al match winner, Davide Zappacosta. Perché di fronte all’Hellas Verona dei giovani, magari non di primissimo pelo, pur giunto alla fine sulle ginocchia come tutta l’Atalanta ha rappresentato al meglio lo spirito e il senso della squadra bergamasca: il moto perpetuo del lavoro. L’11 giugno il sorano ne farà 34, eppure dà ancora la paga a tutti bagnando il naso alla concorrenza interna che a oggi, a dire il vero, non esiste neppure.
Carnesecchi 7: su Belghali-Bowie e Orban, inutile girarci intorno, la pezza salvifica la cuce ancora lui sui troppi sbreghi di un secondo tempo a fiato cortissimo.
Scalvini 6,5: autorevole senza essere autoritario, gioca con la scioltezza di un veterano, pur pagando anche lui lo scotto delle fatiche improbe di un periodo impestato di impegni.
Djimsiti 6: da braccetto fatica un po’ di più, anche perché le forze fresche della prima linea gialloblù, associate a un Belghali trasformato dalla virata a sinistra, puntano e puntano e puntano…
Kolasinac 6,5 (31’ st Hien 6: entra da ex vagamente incerto e spaurito, salvo opporre opportunamente il gambone all’argerino sull’ultima palla buona).
Zappacosta 7: su e giù per la fascia destra, ma il voto è la media tra l’8 fino all’intervallo, quando la fa da castigamatti, e la sufficienza pura e semplice della seconda metà. Ce ne fossero, comunque.
De Roon 6: standing ovation prima della standing ovation sotto la sola Curva Nord, ma non è che abbia particolarmente brillato. La fatica esiste per tutti, il 29 saranno 35 candeline e per soffiarci sopra bisogna riprendere parecchio fiato (43’ st Samardzic sv).
Ederson 6,5: minutaggio nelle gambe di uno che nel primo tempo qualcosina in porta avrebbe anche potuto metterla. Due fasi benino, diciamo (18’ st Pasalic 6: sta tutto rintanato o quasi, si allarga per tamponare le falle in corsia bassa, non si propone né propone. Vabbè).
Bernasconi 6: Oyegoke entra e lo costringe subito sulla difensiva. Non è che gli si possano chiedere continuamente gli straordinari. Bellanova o, meglio, Bakker, laterale sinistro sul piede forte come usa dire il mister, sono proprio così in basso nelle gerarchie e nelle garanzie di rendimento?
De Ketelaere 6,5: ricade nel vecchio difetto di non cercare l’area da uomo di raccordo e sostanziale regista offensivo, però l’azione del gol è a innesco made in Fiandre. Serve continuità, non può ridursi a fare lo stopper sulla trequarti difensiva quando il nemico stringe d’assedio (31’ st Musah 6: senza infamia né lode).
Zalewski 6: utile nel primo tempo a riempire l’area senza quasi vederla, è stracco anche lui e si nota (18’ st Raspadori 5,5: in una fase di contenimento prolungata non serve a granché).
Krstovic 5,5: torna nella versione non-la-metterei-nel-lago-d’Iseo-manco-a-pagarmi-oro, ma è coessenziale al vantaggio che poi resta l’unico gol. Da tre punti. Sbaglia più di piede che di testa, lì è bravino Montipò per quanto si potesse indirizzarla meglio.
All. Palladino 6: scelte conservative dopo la Champions, quando magari sarebbero serviti un Ahanor e un Kamaldeen in più. Ma del Verona, parola sua, non si fidava affatto. SF