Scivola la notte lungo i viali di Bergamo, mastica tutti i miei pensieri e mi riporta i tuoi occhi neri, lunghi, profondi e luccicanti, grondanti di parole troppo importanti che spesso io ancora non so. La prima volta che li ho visti, invece, erano appena due fessure, fragili, minuscole, incerte e aperte a un mondo nuovo. Era estate, ero giovane, ero solo un pochino più grande di te come sei ora. Sono entrato all’ospedale che ero ancora un figlio, sei nato ed ero un padre, manco un’ora e c’eri tu e io, grazie a te, ero appena diventato il contrario di me.
Scrivo e le redazioni quasi sempre somigliano a tappeti volanti, ci entro e sono tra le stelle. Da Piazzale San Paolo a Borgo Santa Caterina sono giusto tre bracciate fatte bene nel cielo dell’amore. Nuoto accanto alle nuvole intorno e passo sopra a casa. Mi divincolo tra le luci della sera e ti vedo. Sei intento a ripassare, serio serio, uguale a me le rare volte che mi mettevo d’impegno a studiare.
Domani, tomorrow, per te che tra dieci ore esatte finisci il liceo linguistico, tonight tonight, la notte prima degli esami, la più importante di tutte, il prima e il dopo di ogni cosa che verrà e che ti vedrà vincitore o vinto o tutte e due le cose come più spesso capita.
Non cito Venditti, che piace anche a te quando ci mettiamo a cantarlo sulla Panda senza un domani, sarebbe normale, troppo facile. E allora solo dirti Buon Vento, figlio mio, nell’ultima notte in cui sei piccolo perché immaturo. Più dei tuoi diciott’anni, più della prima volta che hai fatto l’amore, più del sole e della pioggia fitta sulla testa, del sorriso e del pianto che alla tua età sono forti quanto un temporale, la maturità, quel salto, sessantotto quanto ho preso io che all’epoca era trentanove, la vita davanti, ogni strada possibile e immaginabile.
Domani sarai un uomo e a me, Vini, pare magico e impossibile. Diplomato. Gonfio di orgoglio, fiero di te, sono qui seduto a riguardare nella mia mente ogni immagine di noi, da quando hai iniziato a camminare ai passi successivi, fino a ieri, mentre mi spiegavi che stavo confondendo Zola con Hugo. Malinconico e felice perché passa tutto in fretta, come da foto, che mi pare ieri, ti bacio grato a dio e all’universo di essere tuo padre. In bocca al lupo, bimbo mio, piccino picciò nel mio cuore, ancora e per sempre, fino a domani.
Matteo Bonfanti
Le emozioni di un padre la notte prima dell’esame di maturità di suo figlio