Palladino troppo spregiudicato? Sicuramente… Le assenze? Qualsiasi squadra italiana di vertice, senza quattro dei suoi sette top players, nel nostro caso parliamo di CDK, Scalvini, Raspadori ed Ederson, cambia parecchio… Eppure alla vigilia mi aspettavo un’altra partita, ovvio con un Bayern favorito nei cento ottanta minuti, ma tutt’altro che impari, una sfida che si sarebbe giocata punto a punto, anche sulla garra, sul cuore, sul sudore e sui nervi. Il martedì alla New Balance Arena ha detto il contrario, sentenziando, a mio parere, che il calcio italiano è indietro anni luce rispetto alle formazioni migliori in Europa. Detto che la Dea è una realtà consolidata della nostra Serie A, di pari forza delle sorelle più blasonate, i ragazzi di Monaco sono di due categorie superiori. Intanto vanno a una velocità doppia rispetto ai nerazzurri, poi il loro mister, Kompany, gli ha dato un’identità di gioco dove ogni ingranaggio sa sempre cosa fare e lo fa alla perfezione. Se a ciò ci aggiungiamo un elemento come Michael Olise, per classe, rapidità d’esecuzione e inventiva paragonabile oggi solo al marziano Lamine Yamal, l’analisi è presto fatta. Il divario è impressionante, come attesta il 6-1 finale.
Nel nostro Paese il pallone è diventato un viaggio minore, ovviamente per via del budget, la differenza di bilancio tra le big degli altri paesi europei e le nostre aumenta sempre di più, il Bayern ha chiuso il 2025 con ricavi pari a 978 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all’Inter (560 milioni), alla Juve (529 milioni) e al Milan (495 milioni), staccate il Napoli (290 milioni), la Roma (270 milioni), l’Atalanta (199 milioni) e la Lazio (157 milioni). C’è poi la questione debiti, che non ha la Dea, ma che hanno invece le milanesi, il club bianconero e le romane e che sono un chiaro limite agli investimenti che si possono fare in sede di calciomercato. C’è, inoltre, la filosofia, in Italia ancora profondamente ancorata al risultato fine a sé stesso, nel resto d’Europa, ovviamente parliamo sempre di top club, alla forsennata ricerca del calcio spettacolo.
Detto che l’Atalanta e i suoi tifosi sono e restano una delle più belle favole calcistiche scritte in questo secolo, per lungimiranza e per i tanti talenti costruiti in casa, la sfida di ieri, più ancora che la finale di Champions dell’anno scorso tra il Psg e l’Inter, ci dice che ormai noi italiani possiamo prenderci grandi soddisfazioni solo ed esclusivamente in Europa League, la seconda fascia continentale.
Si può invertire la rotta? Paradossalmente, dico dopo la batosta di ieri, seguendo il modello Atalanta, la linea tracciata dal duo Percassi-Favini, ossia la costruzione di veri e propri campioni, l’ultimo in Italia, a mio parere, è infatti Giorgio Scalvini (2003), giocatore totale cresciuto appunto a Zingonia.
Chi dei nostri ragazzi d’oro potrebbe giocare oggi nel Bayern? Forse lui, lo juventino Kenan Yildiz (2005), Nico Paz (2004) del Como, ma che nel nostro Paese ha perfezionato i colpi imparati nel vivaio del Real Madrid e Davide Bartesaghi (2004), a patto che il lecchese riesca a continuare la crescita esponenziale fatta in questa stagione sotto le sapienti mani di Max Allegri. Pochini…
Mancano le ore destinate al calcio, sia perché sono troppi gli impegni scolastici dei nostri bambini e dei nostri ragazzi che per i tantissimi pomeriggi e le altrettante numerose sere che i nostri giovani passano sul cellulare o attaccati a un pc. E non si gioca più per strada, elemento necessario per diventare campioni, stando alle parole dei nostri ultimi fenomeni, Paolo Maldini, Francesco Totti, Alex Del Piero, Alessandro Nesta e Roberto Baggio, che sotto casa perfezionavano ulteriormente i loro straordinari colpi provandoli e riprovandoli fino allo sfinimento. C’è ancora, invece, all’estero, in Spagna come in Germania o in Francia.
Sarò banale, ma credo che per far ritornare il calcio italiano protagonista in Europa e nel mondo, occorra anche il nostro esempio come genitori, convincere i propri figli a spegnere l’immancabile telefonino per portarli al parco a farsi un sabato pomeriggio a giocare a pallone, facendoli innamorare del calcio, lo sport più divertente al mondo, portandoli a dimenticarsi per un attimo di quel c’è su Tik Tok.
Matteo Bonfanti
Foto Mor
La batosta presa dalla Dea contro il Bayern ci fa capire che il pallone in Italia è diventato ormai un calcio minore