3-1 al Qatar a Seattle e posto pressoché sicuro, con 4 punti e 5-6 di quoziente reti, tra le migliori terze. C’è anche l’atalantino Sead Kolasinac nella Bosnia ed Erzegovina finita dritta nella storia, perché alla seconda partecipazione a un Mondiale, quella ai danni dell’Italia ai playoff di Zenica risolti dal dischetto, per la prima volta passa il girone di qualificazione approdando ai sedicesimi di finale a Canada-Messico-USA 2026. Non c’era riuscita, una delle Nazioni più giovani al mondo, figlia della dissoluzione della Jugoslavia, a Brasile 2014.
Terza partita da titolare da quarto di difesa, ovviamente a sinistra, per il difensore dei bergamaschi, in ambasce giusto sulla riapertura delle illusioni qatarine al 43′ senza riuscire a contrastare Pedro Miguel, autore anche del pari e patta nei legni al 3′ di recupero del primo tempo, nel gioco a tre con Edmilson e Al-Haydos per il dimezzamento del punteggio con l’ultimo dei citati a bruciare Sunjic d’anticipo. Ad aprirlo, un esterno offensivo che piace al front office della Dea, Kerim Alajbegovic del Salisburgo, 19 anni da compiere il prossimo 21 settembre, capace di tagliare tutto il fronte al 29′ per tramutare in oro da fuori col destro sotto il primo incrocio il lavoro in allungo di Basic.
Cinque minuti e Dzeko, ricevendo dallo stesso Kolasinac, calcia al volo di destro trovando la deviazione di Al-Brake nella propria porta (la tocca anche il portiere Abunada), prima di cogliere il primo dei due pali (38′) della sfida del Gruppo B vinto dalla Svizzera dell’ex Remo Freuler davanti al Canada. Un mancino incrociato. L’ingresso al minuto 64 di Ermin Mahmic, futuro sigillatore dello score all’ottantesimo dopo un batti e ribatti da corner, al posto proprio di Dzeko, che abbandona il campo tra gli applausi del pubblico, lascia il nerazzurro con la fascia da capitano alla presenza numero 68 in Nazionale. Esseffe