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Il mistero delle Volvo Polar sparse nella nostra città (al quartiere San Paolo come in Borgo Palazzo)

Il mistero delle Volvo Polar sparse nella nostra città (al quartiere San Paolo come in Borgo Palazzo)
E lei è lì, ogni mattina, almeno da dieci anni, a guardarmi con i suoi occhioni svedesi, sperando che un giorno mi decida a portarla via con me. Da ragazzo era il mio sogno proibito, lunga lunga, perfetta per farci all’amore nel parcheggio che c’è un attimo prima della spiaggia di Pegli, a Genova, appena sotto le sfavillanti stelle dell’intero Messico e nuvole. Da noi, dico a Lecco, era il mezzo dei fricchettoni che ce l’avevano fatta, gli hackers che stavano diventando programmatori per le grandi aziende italiane, i surfisti che si erano messi a vendere le loro tavole e le loro magliette guadagnandoci parecchio, i dj che apparivano in televisione come vj, i musicisti che erano riusciti a pubblicare un disco, i pittori che avevano venduto un quadro, gli spacciatori d’erba che con i proventi avevano aperto un bar sul lago. Ne aveva una anche un tipo che aveva fatto il botto noleggiando le macchinette del poker ai vari locali della mia zona.
Bella, grande e fica. Ma ogni storia ha una fine e lei, il mito di noi intorno ai cinquanta, è passata di moda, inutilizzata, trattata senza pietà, come un ferro vecchio. Solo un mese fa nella mia vita c’era un’unica Volvo Polar, quella che vedete in foto, lei, una macchina unica, col cuore di un nano da giardino. Nel decennio ha fatto solo un piccolissimo spostamento, nove anni ferma nel parcheggio di fronte alla chiesa di San Paolo, quindi, all’improvviso e senza preavviso, nello sbigottimento della nostra redazione, è scomparsa per riapparire appena venti metri più in là in tutta la sua magnificenza.
Nessun passo, mai una parola fuori posto, un’amica silenziosa e discreta per tutti noi di Bergamo & Sport che, col tempo, abbiamo iniziato a volerle un gran bene, andandola a trovare ogni pomeriggio, spesso portandole degli origami, un fiore di carta, un aeroplanino, una barchetta per fare dei sogni d’oro, una scatoletta porta gioie con mille pieghe intorno.
Perché ne scrivo? Il motivo è presto detto. Da un mesetto nel mio cuore c’è un’altra Volvo Polar (la vedete sotto all’articolo). Identico il comportamento, mummietta nello stesso parcheggio da settimane. Quest’altra sta sotto casa mia, in via Malfassi 6.
Sono un giornalista, un uomo mosso dal bisogno di risolvere i misteri che mi circondano. E sono diversi giorni che non sono sereno. Vivo infatti facendomi domande sempre più insistenti: chi sparge nella nostra città delle vecchie Volvo Polar paralizzandole al suolo? Qual è lo scopo? Chi si cela dietro tutto questo? C’è forse una regia dei potenti della Terra? Hanno un ruolo preciso Renzi e Calenda in questa vicenda anche vista la vicinanza politica con l’ex sindaco Gori?
Chi sa, parli. Pubblicamente o, nella paura delle conseguenze, anche in forma privata, perché la situazione sta diventando grammatica.
Matteo Bonfanti