A fine partita, dalla pancia della New Balance Arena, ecco il messaggio sibillino ma non troppo di un Maurizio Sarri che forse comincia a sentirsi in discussione: “Non si poteva pensare di guarire in una serata. Se tutto il gruppo la pensa come me, presto ripagheremo i tifosi, con cui siamo in debito, con soddisfazioni importanti. Non è che si potesse pensare a una partita da rose e fiori col Kairat Almaty“. Nemmeno l’ennesimo risultato deludente, per non parlare della prestazione, fa deflettere il tecnico dell’Atalanta dalla retta via della sua filosofia di calcio: “I giornalisti spesso fingono di non capire, ma con 8 partite in 24 giorni, dove sarebbe stato meglio avere 23 giocatori a disposizione anziché 13, tatticamente non si fa un c***o. Si sta lavorando sulla testa, sulle relazioni interpersonali per far sì che gli uni si sacrifichino per gli altri. Per ottenere questo scopo si deve parlare di altri argomenti, non solo di calcio. Il ritiro significa avere un quadro più chiaro già alle dieci del mattino su chi può recuperare per la gara successiva”, precisa l’allenatore, tradendo forse per la prima volta la scocciatura per la situazione attuale e le misure societarie.
“Giocare ogni tre giorni significa che tecnicamente e tatticamente non ci alleniamo mai. La transizione da un sistema di gioco all’altro, già difficile di suo, è complicata da indisponibilità e giovani che si aggregano spesso all’ultimo: solo verso fine campionato si saprà chi è adatto e chi no. Una situazione inevitabile: di tattica ne abbiamo fatta tanta a luglio e ad agosto, ma non erano in tanti tra cessioni e infortunati. Stiamo lavorando sulla testa, su quello che ci accomuna il più possibile – rimarca Sarri -. Era difficile pensare di guarire stasera. Abbiamo inventato una formazione dalla miriade di difficoltà che abbiamo, tra otto-nove infortunati e giocatori valutati al massimo per uno spezzone”. Sulla gara, poco da dire: “Abbiamo regalato un gol, come ci accade ultimamente, e in fase di impostazione bisogna essere più veloci, materialmente e mentalmente, specie quando gli avversari sono chiusi. Sono contento per il full time di Idele, alla prima europea da titolare in una difesa composta da giocatori tutti formati nel nostro settore giovanile”. Sulla linea a quattro che continua a fare acqua, la spiegazione è semplice: “Abbiamo dovuto inserire elementi che non si allenano quasi mai con noi né tantomeno hanno tempo di fare prove di reparto, in più ci aggiungiamo errori stupidi. Singolarmente, però, è dura prendersela con qualcuno in particolare”.
Sui fischi, stessa posizione di sempre riconfermata a viva voce: “Scamacca viene da un infortunio, s’è allenato una volta in squadra. Krstovic non era in linea con le sue medie, era obbligatorio far giocare Gianluca che ha fatto una partita difficoltosa ma con tutte le attenuanti del mondo. Nikola può diventare un leader per essere preso a esempio, non per la capacità di trascinare gli altri a parole. La carica agonistica può diventare trascinante”, precisa ancora l’uomo di Figline Valdarno. “I fischi? Col pubblico siamo in debito, la delusione per il risultato vale i fischi in uscita. Ma ci sostengono sempre. Se tutto il gruppo la pensa come me, prima o poi lo ripagheremo”.
Tutti assolti, insomma, e nessun colpevole: “La possibilità di passare il turno esiste ancora, o tra le prime otto o ai playoff, i tempi migliori bisogna attenderli migliorando in diverse cose e recuperando più giocatori possibile. Non basta recuperare gli infortunati, quelli che stanno giocando possono fare meglio. Però con 8 partite in 23 giorni avere a disposizione 23 giocatori anziché 13 o 14 sarebbe stato meglio – la chiosa sarriana -. Kolasinac e Kessie sono quasi fuori dall’infortunio, ma se rientrano in gruppo lo faranno sabato, vedremo se per uno dei due ci sarà il Monza. Gli altri devono ancora fare gli ultimi controlli”.
IL DOPOGARA DEI GIOCATORI – A bordocampo è Giorgio Scalvini a concedersi per primo ai microfoni di Sky Sport. E non è certo tenero: “In settimana forse abbiamo parlato troppo, adesso è il momento di passare ai fatti. Dopo la sconfitta col Parma il riscatto era dovuto. Dovevamo fare meglio, ma l’atteggiamento e la voglia erano quelli giusti – il commento del difensore -. Il mister ci ha chiesto di giocare liberi di testa, il trend va invertito assolutamente. Abbiamo preso gol su un’imbucata dove avremmo dovuto scappare all’indietro prima, ma l’approccio è stato corretto, nel secondo tempo abbiamo sempre spinto. Certo, continuiamo a commettere errori evitabili”. Il salvatore della patria Nikola Krstovic appare più ottimista: “In ritiro ci siamo guardati in faccia e la strada è quella giusta, manca solo un click. Siamo un gruppo unito, dobbiamo sbloccarci, per me possiamo vincere contro tutti. Torneremo a farlo, a maggior ragione, anche con le squadre sotto il nostro livello”, osserva il centravanti montenegrino. Gli ribatte Nicola Zalewski: “Il problema è quel click bisogna scattarlo, finora ce lo diciamo a parole. Siamo una famiglia e ci ripetiamo anche quello, società, squadra e tifosi, con questo si torna a vincere”. In mixed zone, il montenegrino alza il tiro: “Per me siamo troppo forti, dopo la pausa le vinciamo tutte. E non m’interessa se segno: da attaccante i gol li faccio, ma io voglio solo vincere. Stavolta potevamo segnare anche prima, ci siamo riusciti verso la fine e c’era ancora tempo”. SF