Mi addormento al secondo gol di Jude Bellingham, nei tempi supplementari di Inghilterra-Norvegia, più o meno all’una. La tv resta accesa, io duormo come non mi accadeva da mesi. Faccio tre sogni, uno bellissimo, dove sono su una spiaggia caraibica col vento in faccia e con un margarita in mano, uno così così, in cui sono diventato un campione di golf a livello europeo grazie alle lezioni di Matteo Saponaro, politico noto in tutta la provincia, che come premio di un master importantissimo mi consegna un boa constrictor gigante, e un altro decisamente controverso che mi vede assoluto protagonista della finale dei mondiali, sotto di una rete a una manciata di minuti dal triplice fischio, nel 1994 a Pasadena contro il Brasile. Mentre lancio in porta il collega Fabio Spaterna, uno fortissimo nell’uno contro uno, letale nei pressi della porta, mi sveglio di soprassalto. Su Rai Uno c’è Lele Adani che urla come un pazzo perché Julio Alvarez l’ha messa appena sotto l’incrocio e l’Argentina ora è avanti 2-1 contro la Svizzera. Sono le cinque di mattina. Il telecronista è una furia, delira su orologi precisissimi realizzati in territorio elvetico, va avanti tre minuti buoni. È eccitatissimo.
Va detto che io, diversamente da gran parte dei miei connazionali, non nutro alcun astio nei confronti di Lele Adani. Non mi fa né caldo né freddo, quindi la mia non è un’invettiva contro di lui. Solo un consiglio vista l’ora in Italia quando si giocano le partite nelle Americhe: non può il nostro Daniele fare un attimino più piano? Anche perché si parla tanto della crisi del nostro calcio e io e Fabio Spaterna stavamo per pareggiare il conto contro la Selecao. Se l’ex calciatore del Brescia non mi avesse destato all’improvviso, probabilmente avremmo portato a casa un’altra Coppa del Mondo e adesso noi azzurri saremmo pentacampioni. E sono passate diverse ore, ma la sconfitta ancora brucia.
Matteo Bonfanti