Alla fine le parole di commiato, pardon di arrivederci, promesse a suo tempo, sono arrivate. Marten de Roon, passato dall’Atalanta alla Roma lasciando di stucco tutta Bergamo, ha usato lo strumento del videomessaggio a mo’ di auto-giustificazione. Al cronista l’onere di sbobinarselo, ai sostenitori nerazzurri l’onore di leggerlo e, se vogliono, anche di ascoltarlo. Lo embeddiamo a piè d’articolo.
Il bergamasco olandese
Solo un arrivederci, Bergamo.
Cari atalantini, mai, nemmeno per un istante, avrei pensato che potesse finire in questo modo. E’ difficile? Sì, lo è, anche per voi, che mi avete sostenuto dal primo giorno fino all’ultimo. Voi che mi avete dato amore, emozioni, unità e senso di appartenenza che porterò sempre con me.
Perché questo non è qualcosa che cambia da un giorno all’altro, non per me, perché è proprio dentro di me, inciso dentro di me. Per sempre mi definisco un bergamasco olandese.
A Bergamo ho costruito una vita e ho vissuto i miei anni più belli insieme a voi. Bergamo sarà sempre casa mia. Voglio ringraziarvi per il vostro sostegno incondizionato, allo stadio ma anche fuori dallo stadio, per le feste, per le foto, per il rispetto, per le conversazioni, le chiacchierate settimanali fuori da Zingonia.
Sono stati dieci anni indimenticabili, dieci anni con più momenti geniali che fantastici, con ricordi che porterò con me per il resto della mia vita. Ringrazio di cuore tutte le persone di questo club, di questa famiglia, tutti coloro che lavorano dietro le quinte, che non si vedono ma sono tanto importanti. Ringrazio anche tutti i miei compagni che con me hanno vissuto tante belle epiche battaglie in campo. Poi il ricordo di quella prima partita allo stadio, con il Cittadella, con quelle vecchie curve cosi piene di voci e di vita. La Tribuna Creberg, il ricordo del mio primo incontro con il Presidente, appassionato, emotivo, pieno di entusiasmo. Il ricordo della Festa della Dea e di quel bacio, sapete tutti di chi sto parlando. Il ricordo della nascita della mia seconda figlia, 2015, Bergamo, appena arrivato. Una città che dal quel momento è diventata per sempre ancora più parte di me.
De Roon nella Bergamo che si rialza
Ma il ricordo anche del periodo terribile e doloroso che ha colpito Bergamo, di quanto questa città abbia sofferto e soprattutto di come Bergamo insieme all’Atalanta sia riuscita a rialzarsi. Unita, città, club, risultati, appartenenza. E naturalmente il ricordo di quella serata magica, di quella notte magica a Dublino, qualcosa d’indimenticabile e che un tempo sembrava impensabile, alzare il primo trofeo europeo. E forse ancora più indimenticabile la festa in città una settimana dopo, indescrivibile: le sensazioni, le emozioni, la gente, la città, così tanti ricordi.
“Ho scelto la Roma perché volevo chiudere giocando”
Ho accettato un cambio di società perché voglio chiudere giocando. Sento di avere ancora tanto da dare ad alto livello e purtroppo sono rimasto fuori dal nuovo progetto dell’Atalanta. E poi ho scelto chi mi ha cambiato la vita calcistica. Però soprattutto voglio ringraziarvi perché mi avete permesso di vivere per dieci anni dentro una favola, una favola nella quale ho avuto il privilegio di essere uno tra i protagonisti. E se dopo questi dieci anni c’è una cosa che posso dire senza alcun dubbio è che ho cercato di rispettare ogni giorno lo slogan scritto nel colletto dalla maglia, ‘la maglia sudata sempre’. Un motto che identifica il senso del sacrificio e del lavoro del popolo bergamasco e di me come uomo. Ho rappresentato ciò che questo club significa, ho portato fuori dal campo i valori dell’Atalanta, di dimostrare affetto per il club, per la città e soprattutto per voi. Ho cercato di essere un esempio per i miei compagni, per i tifosi, per tutti quei bambini che giocano a calcio e sognano, per le mie figlie, mai cercando di essere qualcun altro, ma cercando sempre di essere semplicemente me stesso.
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