Ve la ricordate la pietra diventata testata d’angolo, quella su cui fondare la nuova Chiesa? Sentite Cristiano Giuntoli sul cavallo di ritorno del calciomercato estivo: “Kessie è un centrocampista totale che ha qualità fisiche e tecniche per giocare da mezzala come da regista. Per noi è una pietra su cui costruire la nuova Atalanta. Quando c’è un giocatore qui da tanti anni che esprime la sua volontà è giusto assecondarlo. Per De Roon ci dispiace ma abbiamo inserito uno come Franck di grande personalità, importante anche a livello di spogliatoio”.
L’investitura del direttore sportivo vale il lungo bentornato che il nazionale ivoriano celebra da par suo: “Ho scelto Bergamo col cuore, ringrazio Luca Percassi e la proprietà per la chance di tornare a casa mia. Sono molto orgoglioso. Quando ero andato via ero ancora un bambino, sono tornato da uomo maturo. Sono a disposizione del mister, in Arabia è stata una bella esperienza fuori dall’Europa – la ri-presentazione a nove anni e mezzo dall’ultima volta, a maggio 2017 col Chievo, prima di andare al Milan e di lì, con scudetto, spiccare il volo per Barcellona e l’Al-Ahli -. Ai Mondiali nella Costa d’Avorio ho trovato una parte di Bergamo. Quand’ero qui Diallo era nelle giovanili, Kossounou lo conosco da quando siamo compagni proprio in Nazionale. Era la prima volta per noi tutti al Mondiale, un’esperienza formidabile che abbiamo vissuto alla grande”.
“Dalla Costa d’Avorio a Bergamo, la prima volta, l’Atalanta ha realizzato un mio sogno di bambino. Con la stima e la riconoscenza tornare qui dopo undici anni è stata una scelta obbligata, di cuore, ma devo dimostrare anche sul campo. Sarri è un grande allenatore, ha bisogno di tutti noi e lui sa bene dove posso incidere nel suo sistema. Mezzala o mediana per me è lo stesso, sono pronto a dare il massimo per la squadra e la città”, rimarca il prossimo trentenne, candeline il 19 dicembre. Curiosità, varie ed eventuali: “Il mio cognome si scrive senza accento. Per me Bergamo è la prima città d’Europa, anzi la prima città in assoluto fuori dalla mia, una volta uscito a 18 anni dal mio Paese. Ho imparato a giocare da professionista”. Ancora, sul connazionale scomparso tragicamente cinque anni fa: “Con Willy Ta Bi avevo un rapporto personale anche in Nazionale, ho avuto lo stesso procuratore, era un bravo ragazzo e la vita ha cambiato tutto. Se fosse ancora qui, sarebbe meglio. Che uno come lui non abbia potuto continuare il suo sogno può far perdere la fiducia”.
Franck è pronto a presentarsi sempre più tirato a lucido dopo essersi allenato da solo nel post Canada-Messico-USA. “La tifoseria a Bergamo è sempre calda, ti fa andare tre volte tanto sul campo. Qua si lotta per tutto, per scudetto, per la Coppa Italia, per le coppe europee, per la qualificazione in Champions League. Noi giochiamo per tutto. Avevo mercato, tanto più che ero libero. Ho parlato con altre squadre, ma quando l’Atalanta è entrata in gioco l’ho scelta perché mi hanno dato tanto sul piano umano, non solo per il lato tecnico-tattico – la chiosa -. Mi sono detto, ‘dai, vado lì, torno a casa’. Non sono poi tanto diverso dalla prima volta: ho cambiato solo l’età, ho lasciato a vent’anni e sono tornato a quasi trenta. Devo aiutare i più giovani, sono tra i più anziani nello spogliatoio. Devo mettere la mia esperienza a disposizione, ma non sono solo io ad averne. Zapapcosta, Sportiello, Ederson. Lavoriamo insieme per dare coraggio e fare forza ai più giovani, il calcio un po’ credo di capirlo. Non sarebbe male chiudere la carriera qui. Se a fine contratto devo rimanere, alzo prima la mano: perché no?”.
Il direttore sportivo e il mercato: “Rosa rafforzata”
Quanto a Giuntoli, al netto della mezzala che da pietra s’è fatta testata d’angolo, è sempre in vena di ringraziamenti: “Ad Antonio Percassi, il presidente, e a Luca Percassi che mi è sempre stato a fianco durante il mercato. Kessie è tornato per il rapporto di grande stima, affetto e riconoscenza che ha sempre avuto col nostro amministratore delegato, un manager di grandissimo livello che ha fatto crescere l’Atalanta come azienda”, la dichiarazione d’amore del dirigente fiorentino referato alla costruzione della squadra. “Era competitiva prima, come rosa, e in estate siamo convinti di averla rafforzata. Parlare ora di obiettivi, prima di aver trovato un’identità chiara, definita e forte, nel passaggio non immediato né semplice da un orientamento sull’uomo a quello sulla palla, potrebbe voler dire troppo o troppo poco”.
Il frasario profetico sempre quello è, sullo sfondo, pure nel riassunto delle operazioni chiuse all’inizio del mese. “Siamo convinti che Sarri sia la persona giusta su cui fondare un nuovo ciclo, non è stato facile averlo. Siamo partita da un vertice, un regista italiano come Gaetano, siamo passati a Kristensen dopo l’addio inaspettato e voluto da Djimsiti. Elmas pensiamo sia molto importante perché può ricoprire più ruoli nel 4-3-3 con orientamento sulla palla – spiega il diesse -. Poi è successo che De Roon ci ha chiesto di andare alla Roma e noi ci siamo fiondati su Franck grazie al rapporto di grande fiducia e stima che ha con Luca. Infine Rowe, che crediamo possa rappresentare l’ultimo pezzo dello scacchiere per darci qualità nell’ultimo terzo di campo insieme a Scamacca, Krstovic, De Ketelaere e Raspadori per un reparto offensivo di livello”.
Manca qualcosa? No, secondo Giuntoli, Cristiano di nome e credente, da rapporto fideistico col proprio mestiere: “Non siamo andati su un un altro difensore, come c’era stato invocato leggendo i giornali, perché Hien contiamo a medio termine di averlo con noi e per la crescita del centrale mancino Obric. Ci sono stati poi altri profili che non hanno rappresentato opportunità dell’ultimo momento”, fa lui, riferendosi a Romagnoli e Cabal.
“Il nuovo corso ha bisogno di tempo per il passaggio dall’orientamento sull’uomo a quello sulla palla. Anche a livello cardiaco e fisico è completamente differente – sottolinea Giuntoli -. Noi prendiamo sempre molte informazioni e siamo molto attenti alle opportunità. Per l’esterno abbiamo optato per un giocatore un po’ più pronto di Alajbegovic, in grado di dare un impatto immediato. In difesa non volevamo soffocare il recupero fisico di Hien e lo sviluppo di Relja che tanto bene ha fatto in Under 23. Sono molto contento anche dei giocatori come Koopmeiners che avevo portato alla Juventus e stanno dimostrando il loro valore, ma sono totalmente centrato giorno e notte sull’Atalanta”.
“Il mercato fa sempre la sua strada. Il Mondiale l’ha molto rallentano e tante cose si sono fatte negli ultimi 15 giorni. Una sessione indubbiamente drogata dalle cifre alte, ma abbiamo fatto investimenti su giocatori nati dal 2000 in poi, un lavoro importante per il presente e per il futuro – chiude -. L’Atalanta negli ultimi anni ha fatto grandi cose, Luca è un manager di grandissimo livello che ha fatto crescere l’aziende. Kessie ha fatto una scelta di cuore proprio per il rapporto con lui. Dietro le quinte abbiam cambiato un po’ di cose, fa parte del meccanismo di rinnovamento. Un percorso anche quello che richiede tempo. L’ambizione mi porta a dire che prima bisogna trovare un’identità chiara e forte, poi si capiscono obiettivi vicini o lontani. Dirli adesso vorrebbe dire troppo o troppo poco”. Effesse