Una stagione interlocutoria, seppur la Conference sia il risultato finale che permette all’Atalanta di continuare il suo viaggio lungo l’Europa, stavolta anche in langhe sperdute. Un campionato così così, una Champions dignitosa, una Coppa Italia dilapidata nella notte decisiva.
IL CLUB – Bisognerebbe togliere il patentino di “esperto di calcio” a chi ha deciso di scegliere Ivan Juric per il dopo Gasperini. Sia chiaro, il tecnico croato non è il male assoluto, è un tecnico capace di guidare una squadra dal nono posto in giù, lo certifica la sua storia. Poi il rimedio con l’arrivo di Raffaele Palladino. Comunque sono stati spesi 120 milioni con risultati altalenati, bene ad esempio l’arrivo in gennaio di Raspadori. Comunque i Percassi e Pagliuca hanno assicurato un bilancio con i fiocchi per l’undicesima volta. E questo è un merito indiscutibile. E adesso si riparte con la coppia Giuntoli-Sarri.
LA SQUADRA – Un gioco di squadra che si è perso partita dopo partita, aveva ragione Gasperini nel considerare la rosa a fine ciclo. Con Juric passi indietro a vista d’occhio, solo schemi difensivi e scarsa produzione offensiva, poi con Palladino si è visto un miglioramento ma senza particolari esaltazioni. Dopo il quasi abisso del tredicesimo posto con Juric, Palladino è riuscito a riportare la squadra in zona Europa ma non è stato in grado di produrre il sostanziale salto di qualità. Il reparto difensivo ha subito 36 gol, uno in meno dello scorso anno, quello offensivo a quota 51, la scorsa stagione sono stati 78 i gol realizzati. Sotto la gestione Juric in campionato non viene in mente una prestazione da Atalanta, meglio in Champions con la vittoria di Marsiglia, con Palladino le vittorie con Bologna e Napoli, con Chelsea e Borussia in casa in Champions, con la Juventus in Coppa Italia. Invece da dimenticare la sconfitta di Verona e il pareggio di Pisa ma anche il confronto con l’Union St. Gilloise a Bruxelles.
IL MIGLIORE – Non ci sono dubbi, crediamo da parte di nessuno, nel consegnare l’oscar del miglior giocatore 2025/26 a Marco Carnesecchi. Strepitoso, decisivo, ha parato l’imparabile. Vale tanto quanto un capocannoniere. Lui i gol li ha evitati. E on gran quantità.
DIFESA – A parte Carnesecchi è stato un reparto affidabile, il sesto del campionato insieme al Napoli. Dopo un buon numero di traversie fisiche riecco Scalvini, il migliore del reparto, aggiungiamo l’esperienza di Djimsiti, un po’ in affanno Kolasinac, alti e bassi per Hien mentre positivo l’esordio e le prestazioni convincenti di Ahanor, deludente Kossounou, arrugginito Sportiello.
ESTERNI – Davide Zappacosta a 33 anni colleziona un’altra stagione d’oro. Una certezza sia a destra che a sinistra, sbaglia poche partite, segna e costruisce assist. Palma d’argento. La sorpresa, decisamente positiva e con un futuro lusinghiero, porta il nome di Lorenzo Bernasconi, lanciato da Juric a cui va il merito, non ha deluso Zalewski, anzi, mentre è da dimenticare la stagione di Bellanova.
CENTROCAMPO – Marten De Roon ha raggiunto il primato di presenze (304). Il capitano, ancora una volta, è stato il faro per i compagni. In campo è sempre il primo a dare l’esempio, seppur con qualche inevitabile flessione. Invece per Ederson non è stata la migliore stagione, tra infortuni, prestazioni deludenti, si è riscattato nel finale, più solido Pasalic, sempre svelto nei pressi della porta avversaria, ma anch’ egli ha palesato qualche difficoltà. Poco utilizzato Musah. Insomma un centrocampo discontinuo.
ATTACCO – Se si vuole portare ad esempio i 78 gol della scorsa stagione, è evidente che il reparto offensivo sia stato sottotono. Anche perché non sempre sono state valorizzate le doti degli attaccanti. Dopo un avvio stentato Krstovic si è imposto per gol e impegno non comune, controversa la stagione di Scamacca che comunque ha segnato 14 gol, 3 assist e 5 pali. Perché cederlo? Solo pochi lampi da parte di De Ketelaere, deludenti Samardzic, Lookman e Maldini. Sulemana ha mostrato qualche sprazzo quando parte a tutto gas. Il gol più spettacolare l’ha messo a segno Giacomo Raspadori con il Milan.
Giacomo Mayer
Atalanta, il giudizio universale di Mayer: Carnesecchi sopra tutti, Bellanova flop come chi ha scelto Juric