Evitando che diventi il solito dividersi, offendendosi personalmente tra sostenitori del nostro governo e simpatizzanti di chi sta all’opposizione, tra ebrei sionisti, allineati alle politiche del leader israeliano Netanyahu, e chi, invece, da mesi scende in piazza perché in Palestina e nei territori occupati cessino le violenze sui civili, la partita tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv di domani porta con sé alcuni interrogativi che meritano una riflessione.
Intanto l’Uefa. Se la scelta, aggiungo giustamente, è quella di non far disputare le competizioni europee ai club di una nazione impegnata in una guerra di aggressione, la Russia, perché permettere alle squadre israeliane di scendere in campo? Il calcio è una festa, a Bergamo abbiamo un presidente, Percassi, che ha chiesto ai suoi responsabili della comunicazione di non usare la parola contro, ma con, l’Atalanta gioca con, mai contro. Può esserci un momento di gioia con chi, comunque, fa parte della nazione il cui ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, chiede ai suoi soldati un maggiore impegno nell’eliminare la popolazione palestinese, “dovremmo ucciderne trenta-quaranta ogni notte, non sono nemmeno persone”, sono le sue ultime parole pubbliche (video de Il Sole 24 Ore). Può un calciatore disputare una partita serenamente in uno scenario del genere?
Poi Piantedosi. Le trasferte vietate ai tifosi sono all’ordine del giorno. La linea del Viminale è quella. Si può essere d’accordo o no e gli ultrà dell’Atalanta sono tra i supporters più colpiti in Italia. Anche qui l’idea è quella di evitare a priori possibili tensioni fuori o all’interno di uno stadio. Perché non scegliere questa linea anche nei confronti dei sostenitori dell’Hapoel, che domani invece saranno in mille, tanti, tantissimi, nella stessa città di molti gruppi che sostengono la causa palestinese?
La vigilia. “Fuori la politica dal pallone”, è da un ventennio il credo della Curva Nord, che, anche in questo caso, non vuole che la vicenda extracalcistica faccia passare in secondo piano un evento sportivo molto sentito, la prima partita ufficiale dell’Atalanta 2026-2027, l’esordio in panchina di mister Sarri. Eppure in città le ragazze e i ragazzi della Global Sumud Flotilla, parecchi di loro tifosi nerazzurri, hanno iniziato una mobilitazione che si concluderà domani alle 18 in via Alberto Pitentino con la manifestazione organizzata dalla Rete di Bergamo per la Palestina. Va poi ricordato che allo stadio, la New Balance Arena, sarà vietato introdurre bandiere palestinesi.
Sui social. Sempre alla New Balance Arena, ieri, sulle pareti esterne, è comparsa la scritta luminosa “Boycott Israel”, “un gesto di luce contro il genocidio a Gaza”, opera dei ragazzi della Global Sumud Flotilla, gesto che ha scatenato la solita bagarre di commenti su Facebook. E poi ci sono gli avversari, l’Hapoel, club calcistico tradizionalmente legato alla sinistra israeliana, a riprova il suo stesso nome, “il lavoratore”, società sportiva che affonda le proprie radici nella cultura sindacale. Così gran parte dei suoi tifosi, che nel dicembre 2025 si presentarono allo stadio con una maglietta in cui erano barrati i simboli del Maccabi, i tradizionali rivali calcistici, della polizia israeliana e del Kach, partito politico suprematista ebraico, nazionalista e religioso. E gli fu vietato l’ingresso dalle forze dell’ordine.
Matteo Bonfanti