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AIA di Bergamo, parola al pres Fiorini: “In aumento le aggressioni verbali agli arbitri. Positivo il confronto coi club”

AIA di Bergamo, parola al pres Fiorini: “In aumento le aggressioni verbali agli arbitri. Positivo il confronto coi club”

Paolo Fiorini è il presidente della sezione AIA di Bergamo. Sotto la sua direzione gestisce 520 ufficiali di gara – secondo solo alla sezione di Roma – dalla formazione alle designazioni; dalle giovanili alla Seconda Categoria, la più alta categoria a carattere provinciale; e, inoltre, collabora coi colleghi regionali e nazionali per coordinare i propri associati inquadrati nelle categorie nazionali e regionali. La figura dell’arbitro è, tuttavia, sottoposta oggi più che mai a grosse pressioni, sia di natura psicologica sia per quanto riguarda le aggressioni verbali e non.
Fiorini è quindi intervenuto ai nostri microfoni per parlarci della situazione: “Purtroppo, negli ultimi anni, i casi di violenza contro gli arbitri sono in aumento a livello nazionale, in particolare i casi di aggressione fisica. Le categorie di ufficiali di gara più colpite sono donne e giovani, con anche minacce che sono difficili da sentire e riportare. A Bergamo la tendenza è quella di un aumento che riguarda unicamente le violenze verbali, anche se fortunatamente siamo al di sotto della media nazionale. Questo è dovuto a un percorso di dialogo tra la Delegazione LND di Bergamo, l’Associazione Allenatori di Bergamo, l’Associazione dei Dirigenti Sportivi di Bergamo e le società di calcio per spiegare non solo le regole ma anche i problemi che un giovane che inizia a fare l’arbitro deve affrontare, per far capire che anche gli arbitri giovani sbagliano. Questi momenti formativi sono molto utili per combattere questo fenomeno perché a volte manca, soprattutto nella tifoseria genitoriale, quella comprensione della difficoltà di arbitrare. L’arbitro è un essere umano che sta da solo in campo, con le sue ansie e pressioni e che rispetto alla tribuna ha un campo visivo differente, per cui arbitrare è molto più difficile di quanto si pensi. Da parte delle società calcistiche, esse devono, in primis, garantire che la zona degli spogliatoi rimanga protetta e chiusa; poi, possono organizzare incontri a tre tra noi dell’AIA, loro e i genitori, specie tra i giovani calciatori del settore giovanile, per sensibilizzare sulle difficoltà. Difatti, il percorso che dà più risultati è la formazione. Organizziamo serate dove si spiegano degli episodi e li facciamo “giocare” chiedendogli se un episodio è da sanzionare e come, mettendo in luce tutte le difficoltà pratiche di un arbitro. Da questi incontri esce che non c’è una chiara e vasta conoscenza del regolamento”.
A livello AIA è stato creato un osservatorio dove, a ogni presidente di sezione, vengono segnalati e posti sott’occhio gli episodi gravi, che siano di violenza fisica o verbale, per poi fare degli interventi alle società anche a livello normativo. “Da questa stagione è stata introdotta una nuova legge che equipara, durante lo svolgimento della propria funzione, un arbitro a un pubblico ufficiale; per cui adesso aggredire un arbitro comporta anche una sanzione e un procedimento penali, non più solo sportivi. Per quanto riguarda gli arbitri noi facciamo serate dove formiamo e aiutiamo i ragazzi e le ragazze sia sugli aspetti tecnici, atletico-tattici che sulla gestione di ansie e paure. Inoltre, sempre grazie agli incontri con le società, sono aumentate le richieste per il doppio tesseramento come giocatore-arbitro, che ogni calciatore può avere dai 14 ai 19 anni. Questo nasce come effetto positivo della nostra collaborazione con le società sportive e serve non solo ai ragazzi ma anche a tutto lo spogliatoio per avere più esperienza, senso delle regole e della tattica. Questa è una nostra vittoria perché è un passo avanti per tutta l’AIA. Anche grazie a questo siamo fiduciosi di attrarre sempre più giovani motivati a fare l’arbitro di calcio, attività che rappresenta un’esperienza unica a livello formativo perché i nostri giovani imparano a gestire le problematiche ed a responsabilizzarsi prendendo decisioni con equità ed a livello comportamentale perché si educano ed imparano ad educare al rispetto delle regole, il tutto facendo un’attività sportiva sana”.
A cura di Nico Foglieni
Nella foto Fiorini (Foto Aia)